Avere o essere?

Era il titolo di un classico degli anni 70 di E. Fromm. Tutti, a quei tempi, dagli adolescenti ai giovani adulti, ci interrogavamo sulla ricaduta esistenziale di quel voler avere che saturava sempre di più le condotte quotidiane. E da quel discutere, da quel cercare, nascevano i tentativi di reazione, quando timidi e quando no, per ridare spessore ad un modo più libero di intendere e vivere la vita.

Forse tornare a leggerlo non farebbe male…

A Div.ergo ci siamo imbattuti nella quasi incomprensibilità della scelta di modificare uno dei nostri gesti di gratuità. E, strano a dirsi, abbiamo addirittura dovuto giustificarlo proprio a chi poteva meglio coglierne la portata umanizzante.

Come giustizia e credibilità vuole, un percorso di tipo lavorativo ha bisogno di una qualsiasi forma di ricompensa per i partecipanti, anche se per erogarla occorre fare un po’ i funamboli fra le norme che regolano le attività formative.

Essere creativi nel dare una ricompensa diventa, allora, la strada migliore. E se poi questa creatività riesce a liberare quel potenziale di capacità di apprendere, di progettualità, di altruismo e di condivisione che ognuno ha dentro, beh, diciamo che raggiunge il massimo. Così il compenso per gli artisti, un giorno, l’abbiamo trasformato in un buono spesa da utilizzare con gli amici.

Eppure, mentre gli artisti lo hanno accolto con la libertà di chi si interroga e vuole capire, di chi si apre alla novità, di chi comincia a pensare da solo come investire le proprie risorse, di chi trova spunto nelle riflessioni di altri e modifica le proprie priorità, di chi trova entusiasmante andare in giro con gli amici a fare spese, di chi destina le proprie risorse a fini diversificati,… chi poteva sostenerli in questa libertà - e sono certamente i genitori - ha avuto le sue difficoltà ad assecondare questo passaggio, a lasciarsi coinvolgere da questa novità, da questo orizzonte di maturità e autonomia personale.

È stato uno spreco dover dirottare le risorse di tempo e di cura destinate agli artisti a chi non ha accettato che fosse una bella ricompensa poter scegliere da soli una cosa che piace, poter destinare ad un progetto le proprie risorse, poter pensare in autonomia a chi fare un regalo.

È stato uno spreco; ma, nella libertà di decidere come dare corpo alla nostra gratuità, lo faremo ancora, certi che qualcuno arriverà a comprendere il valore di umanizzazione, di allargamento degli orizzonti e di autonomia che ha anche questa esperienza. È solo un sogno sperare che qualcuno si unirà a noi nel sostenere negli artisti l’apertura ad un poter essere diverso?

Maria Teresa Pati

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