Riflettendo

Il Club dei lettori

Del nostro gusto per le storie e per la lettura abbiamo raccontato in passato sulle colonne di Ergo, aprendo una finestra sul nostro immaginario comune, popolato di personaggi, vicende, parole.

Ma negli ultimi tempi, il nostro circolo di lettori/ascoltatori ha fatto un importante passo avanti. Non paghi di sentire belle storie, abbiamo cominciato ad arrampicarci sulle erte ardite del testo.

Conoscere la storia narrata nel Trovatore di Giuseppe Verdi è un conto. Cimentarsi con la lettura del libretto è un’altra storia – è il caso di dirlo – in cui ci siamo lanciati, e che ci ha condotti a misurarci con il testo in versi, per di più in un affascinante italiano arcaico. Parole, costrutti, stili pronti a schiuderci i loro significati, a patto di avere la pazienza di armeggiarvi attorno fino a sentire il clic della serratura.

Ora è il turno di un romanzo giallo. Tutt’altro genere letterario, un colore sorprendentemente assente dalla copertina e nuove regole, nuovi codici da scoprire. Come fa uno scrittore a tenerci sul filo fino all’ultima pagina? E quella parola che sembra buttata lì, ma che ci ha fatto scattare il sospetto, forse l’ha scelta di proposito!

Così, una pagina dopo l’altra, accanto al nostro immaginario, abbiamo cominciato a costruire una vera e propria cultura letteraria. Possibile? A Div.ergo? Forse neanche noi, fino a ieri, sospettavamo di poterci spingere fin qui. Ma evidentemente l’espansione dei confini dell’umano può essere sorprendente, quando è condivisa.

Vediamo come va a finire, allora. Secondo noi l’assassino è il maggiordomo.

Adriana Pati e Vito Paradiso

Settimana Lazzara

settimana lazzara

Nel bel mezzo di questa estate calda e afosa, cosa c’è di meglio di una bella vacanza in Salento, magari con i propri amici? A questa domanda retorica anche quest'anno abbiamo provato a dare una risposta inclusiva: 22 Amici con disabilità, che provengono da diversi luoghi d’Italia, hanno potuto fare la loro vacanza nel piccolo angolo di paradiso che è Casetta Lazzaro, a quattro passi dalla spiaggia di San Cataldo.

Tre turni, ciascuno di sette giorni, per riposare, divertirsi, scoprire cose nuove e, soprattutto, autogestirsi. Sono gli ingredienti fondamentali delle Settimane Lazzare, arrivate alla IX edizione, pensate e organizzate da Maty e Gianluca, che hanno reso accessibili un ventaglio di esperienze tra cui scegliere, dando l’opportunità ai nostri Amici di esercitare la loro autonomia decisionale, esprimere i propri gusti, dare spazio alle sensibilità di ciascuno.

Tra le proposte, grande spazio all'arte, quella con la A maiuscola, con la possibilità di visitare la mostra di Andy Warhol ad Alberobello, quella di Chagall a Conversano oppure quella organizzata in occasione del G7: Sette secoli d'arte italiana a Mesagne, con annessa visita alla città. Ma anche la visita guidata alla scoperta di uno dei borghi più belli d’Italia, Parabita, a contatto con la sua storia, i suoi monumenti, il parco Angelica e la barca Dikea e le storie di antimafia che raccontano. Infine, per chiudere in bellezza, un incontro con l’artista Enzo Fasano, maestro di tarsia. E ancora, tempi per godersi la capitale del Barocco e l'estate salentina, partecipando a qualche sagra, ai concerti musicali del festival Classiche Forme e alle rappresentazioni deI Teatro dei Luoghi.

Per chi ha desiderio di imparare cose nuove e utili, è previsto un laboratorio in masseria per fare la pasta fatta in casa, specialità tipica della cucina salentina. E poi mare, tanto mare, tutto quello che offre la nostra bellissima e variegata costa.

Per organizzare tanta abbondanza di proposte, il primo momento della vacanza è destinato alla conoscenza del gruppo e all'organizzazione del tempo da passare insieme, facendo dialogare preferenze individuali, possibilità reali, limiti personali e risorse del gruppo. E poi la vita insieme: orari, gestione della Casetta, la cucina e il menu. Ognuno propone, ciascuno si assume un pezzo di responsabilità per il bene di tutti. Così, ogni Settimana Lazzara è diversa rispetto a tutte le altre, e ciascuna è bellissima: espressione della ricchezza della diversità di chi vi partecipa e la costruisce.

Eupremio Luigi Greco

“Abbiamo fatto tredici!”

laboratorio

Inizia tutto con una lunga pausa di riflessione. Poi, spalle appoggiate al muro, lo sguardo fisso sul tavolo, Giulio esordisce “A me mi ha dato un po’ tutto, diciamo. Lavoro, esperienze nuove, conoscere artisti, viaggiare. E quindi, che posso dire altro? Come lavoro non lo cambierei, anche se tengo un’altra offerta di lavoro, non lo lascerei”.

I tredici anni di Div.ergo, l’occasione di parlare del nostro progetto e di farlo direttamente con gli Artisti.

Un registratore acceso fa tesoro delle parole che ogni Artista usa per raccontare il proprio rapporto con Div.ergo. Un rapporto che per molti di loro è stato il passaggio da un niente ad un mondo ricco di incontri. È ancora nitido il “prima”: ogni artista ha espresso il senso dell’esperienza vissuta e la maggior parte di loro connota il passato con i tratti della mancanza. Mattia si sentiva inesperto, Arianna insicura e annoiata.

Lucy ricorda che “Ero chiusa come una scatola. Per la prima volta quando sono entrata, mi sono meravigliata, mi sono detta “Mah! Come sarà?”.

Federica dice “Quando stavo in un centro, non lavoravo. Non ero pronta, non sapevo fare niente. Adesso sono migliorata”.

E invece cosa c’è di diverso? Cosa hanno trovato? “Qua dentro c’è il lavoro” inizia Federica. E sarebbe già tanto. Andrea va oltre e guarda al valore del suo su e giù quotidiano, con il treno, una distanza e una fatica che rafforza il senso di quel luogo che ogni giorno raggiunge: “È come se fosse la mia seconda casa, perché tutti i giorni vengo a lavorare, a stare insieme. Con gli amici”. Pierluigi si riallaccia: “Anche per me è come ha detto Andrea”. Non è il solito ripetere, ma è la conferma di un’esperienza condivisa, anche nei significati.

Div.ergo è il luogo degli affetti, in cui sentirsi felici. Appena Arianna pronuncia quest’espressione “Qui mi sento felice, davvero!” parte di nuovo la catena di “anche io” ed “io pure”, di Federica e Gabriele.

“Un modo per stare tutti insieme, conoscerci meglio” Lucy. “Per aiutarci – aggiunge Arianna, mentre è ferma in piedi, appoggiata alla ramazza – ho imparato a modellare le statuine. Mi sento felice, a casa mi annoiavo, davvero!”

Aurora ricorda le origini: “Devo ringraziare mia madre che ha parlato con la mia sorellona e le ha detto di farmi venire qui. Grazie alla mia sorellona, faccio le cose per vendere. Erano cose mai fatte. Con gli altri mi sono trovata a mio agio, mi sento sostenuta: sono delle persone che io rispetto, mi piacciono… gli voglio bene!”

Mattia riprende un concetto sentito da Andrea. I pensieri si fanno da specchio e ne richiamano di nuovi. “Mi fa sentire come in una casa. Mi fa sentire a mio agio. Siete proprio particolari. Come persone, siete come amici amici”.

“Mi sento sicura, più tranquilla, più serena”. Un piccolo traguardo raggiunto in poco più di un anno per Arianna.

“Per me è un luogo in cui ci si può confrontare ed esprimere le proprie abilità, ognuno è portato per cose diverse, ma ognuno poi tira fuori quello che è”, questo è il pensiero di Giuliano, che esprime in poche parole quell’arricchimento reciproco che a Div.ergo, da tredici anni, è prassi.

Gianluca Marasco

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