Ritratti

Fotoartista - Giulio

Giulio

Si, si! Mo lo combino per le feste, quel signorino! Partiamo da qui, perché è così che è cominciato il confronto in Laboratorio per il ritratto di Giulio. Ormai, queste chiacchierate sono una consuetudine, e diventano occasioni da cogliere al volo per dare parole ai vissuti quotidiani di collaborazione. C’è affetto, nelle parole di Federica, e anche una certa fermezza, quasi a voler fissare qualche paletto che forse è stato superato. 

È un po’ di tempo che io e Aurora lo salutiamo ma lui non risponde. Tutti ciao e lui niente da fare, continua Federica.

È un po’ riservato, un po’ chiuso, commenta Mattia, lui che ha un canale di comunicazione privilegiato con il suo partner di pennello e tenta di stemperare i toni della collega, che invece trova man forte in Lucy.

È assente, è fuori. Sono le sue parole.

Anche Pierluigi sottolinea che prima era più scherzoso, ora di meno. Qualche volta gli ho detto che si gira male.

Che succede? Si chiede il povero intervistatore, che in verità si era preparato piuttosto a uno stuolo di lodi al nostro Giulio, a una delle colonne del Laboratorio, a cui un po’ tutti si appoggiano per un aiuto o un consiglio. Ma le sfaccettature della vita insieme sono tante, e tante sono le sfaccettature degli altri che sperimentiamo. Evidentemente Giulio deve aver superato un limite, per qualcuno. Per fortuna il Laboratorio è una realtà viva, con i suoi meccanismi di regolazione. Così, se è vero che tanta diversità tra noi genera quelle situazioni di asimmetria che ci permettono di compensare e superare limiti e disabilità di ognuno, è altrettanto vero che non mancano mai le occasioni per ristabilire gli equilibri, e con essi la reciprocità.

Ha un po’ di chiusura. Ma su di noi mostra di essere scherzoso, ma dentro. Commenta Pierluigi.

Le sue parole imprimono una virata al nostro discorso, che prende altri toni.

Certe volte viene e mi braccia, ecco. Mi braccia perché mi vuole bene, aggiunge ancora Federica, che deve aver recuperato dentro di sé anche le altre dimensioni del suo rapporto con Giulio.

Ci tiene tanto alle persone da cui è circondato, si accoda Mattia, quasi sollevato dalla nuova piega che abbiamo preso.

Sono d’accordo. Ora è Arianna a prendere la parola. È coccolone. Si capisce dagli occhi e dal gesto. Se avete bisogno di qualche dritta sull’interpretazione del linguaggio non verbale, prego, da noi siete sempre benvenuti.

Io lo capisco dallo sguardo, che è buono. È ancora Mattia a dare il suo contributo. Nei miei confronti e anche degli altri. Avevamo litigato perché non ci stavamo capendo. Sono scoppiato in lacrime e lui si è avvicinato e mi ha chiesto scusa. È buono.

A questo punto, perfino Lucy, finora rimasta ferma sulla sua posizione un po’ risentita, si scioglie: Se sta lavando il bagno, e tu devi andarci per lavare il pennello, lui ti dice “va’ pure”. E io lo ringrazio.

E tu, Gabriele? Che dici? In barba ai silenzi denunciati da qualcuno, Gabriele ha da raccontare un’esperienza ben diversa. Parla troppo. Mi rimprovera “Gabriele, lavora!” e io gli dico: “tu stai zitto, che mi concentro”.

Vito Paradiso

 

Fotoartista - Arianna

Arianna


Penso che sta imparando ad arrivare puntuale perché si sta rendendo conto che se arriva sempre in ritardo viene sospesa o deve recuperare il ritardo.

Giuliano, dalle spiagge di Andrano dove sta trascorrendo questa assolata domenica di luglio, affida a Whatsapp le sue impressioni riguardo ad Arianna,. 

I nostri ritratti sono fatti sempre di pennellate concrete, che tuttavia lasciano emergere uno sguardo ricco e profondo. Imparare ad arrivare puntuali è un passaggio fondamentale per chi non vuole perdere il proprio lavoro. Ma Arianna si sta rendendo conto: in questa piega in fondo spicciola del suo percorso di artista, quello che sta maturando pian piano è anche la consapevolezza di sé e delle proprie responsabilità, e i suoi colleghi artisti colgono, eccome, questo lento e a volte faticoso processo di scoperta di un nuovo volto. 

Nel loro racconto non mancano di emergere quei tratti un po’ infantili che la loro collega fatica a lasciare dietro di sé.

Ogni tanto si distrae, segnala Giulio. 

Ride spesso quando parliamo, aggiunge Andrea, seguito ancora da Giulio che sottolinea: …quando ride non finisce…

A volte è chiusa e non parla tanto con gli altri – è ancora Andrea a raccontare. Sì, ha un certo imbarazzo, noto che a volte non riesce a dire le cose, si accoda Mattia. 

Ma è molto brava con la legatoria, sottolinea Giulio. È anche dalle mani di Arianna, infatti, che nascono i quaderni schierati sugli scaffali di Div.ergo. E forse lei si rispecchia un po’ in quest’anima di carta bianca, assemblata da un lavoro paziente di cucitura, che alla fine arriva a vestirsi di una copertina colorata che la completa e la rende pronta all’uso, a volte rivelando e a volte nascondendo i punti che l’hanno messa insieme. Certe volte si fa male con l’ago, osserva Mattia, a cui non sfugge quella lotta con la materia in cui forse Arianna colloca anche la lotta con se stessa. 

E sempre lui, Mattia, offre un altro spunto che aiuta a leggere l’opera con cui è alle prese Arianna. A volte nel pomeriggio andavo nella Chiesa di Sant’Irene perché volevo pregare per i miei cari. E lei mi chiedeva di entrare insieme in chiesa, perché le piace

E ancora:  certe volte chiede a Lucy o a qualcuno di prendere un gelato insieme. “Sì! Sì, Arianna! Buona idea!” Lei si affeziona tanto alle persone

Arianna cerca gli altri. Nella loro compagnia, in quella presenza che la coccola poco, a volte la ridimensiona, spesso la stimola e la provoca al rapporto alla pari, forse trova quel gancio che può tirarla fuori dalla sicurezza di quel nido in cui è ancora la piccola, e farle scoprire il suo volto adulto. 

Vito Paradiso 

Fotoartista - Mattia

Mattia

Sono pochi, lunghi secondi, in cui l’attesa fa trattenere perfino il fiato. È il momento di dipingere insieme il nuovo Fotoartista, e sta per essere svelato il nome del prescelto. Ogni volta le reazioni sono state delle più varie: sorrisi teneri o ironici, teste scosse con rassegnazione, esclamazioni entusiaste. Ma questa volta ci è voluto più impegno del solito per riportare l’ordine nei ranghi.

…Mattia!

E giù applausi, risate e sghignazzi. Giulio intona addirittura la Quinta di Beethoven: per lui questo è il Fotoartista Definitivo.
Federica definisce Mattia con una semplice espressione: è il tormentone di Div.ergo! E dicendolo batte le mani e continua a scuotere la testa, divertita: perché parla molto!
Mattia è il più giovane in Laboratorio, ed è l’ultimo arrivato. Era il tempo del lock-down, e ha fatto la sua prima comparsa durante i nostri incontri a distanza. Lo abbiamo conosciuto su Meet, ricorda Giulio, sembrava il figlio di Caparezza. La sua chioma, in effetti, si fa notare subito. Lo chiamo “Palla di pelo”, ci tiene a specificare Federica.
Pur da ultimo arrivato, però, Mattia sembra aver già lasciato un segno notevole in Laboratorio. Anzitutto quello del suo pennello: Adesso che c’è lui è meglio, si può velocizzare il lavoro. Giuliano, come suo solito, non dimentica la concretezza. Ammiro quando fa il suo lavoro bene, confessa Lucy. Dà consigli sul lavoro, su come dipingere le cose. Aggiunge Giulio. È bravo.
Giulio è il suo sodale nella pittura: in Laboratorio li vedi sempre uno di fronte o accanto all’altro. Sono amici.
Lui mi ha chiesto di uscire insieme, e io non me lo aspettavo. Ricorda. Il tono del racconto cambia quando tocca l’amicizia, e assume un carattere un po’ più intimo. Ci sono giornate nere, in cui pensa ad altro, ma nel lavoro si mette e si impegna. Se il lavoro è andato male, o non sta bene, si vede dalla faccia. È affettuoso, ogni tanto. Viene e ti coccola, nei momenti belli e brutti, suoi o degli altri: abbraccia forte. 
Mi chiede come sto, si accoda Arianna. A me chiede “Tutto a posto?”, aggiunge Giuliano. A me “Come stai?”, continuano Federica e Lucy. “Come va la vita?”, è la domanda riservata a Giulio.
Sembra che per ognuno abbia una domanda diversa, un piccolo rito con cui celebra la relazione con ciascuno.
Apprezzo che ascolti la musica rock, come me, sottolinea ancora Giuliano. Apprezzo la sua gentilezza. È generoso, perché ogni tanto offre le cose, continua.
Anche le caramelle gommose… aggiunge Lucy.
Ogni tanto si offende. Gli scherzi li accetta, a volte sì e a volte no. C’è stato un periodo in cui ha esagerato, e gli altri gli hanno risposto, racconta Giulio.
È pur sempre il più giovane di noi, Mattia, e qualche volta abbiamo bisogno di ricordarcelo, noi e lui.
È molto giovane, è la considerazione di Giuliano.
Deve imparare da noi. Deve imparare tante cose perché è il più piccolo, aggiunge Giulio, crescendo si diventa più maturi. Quindi può confrontarsi con quelli più grandi.
Federica è sempre molto diretta e chiosa così:

Chiedi, no?

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