Editoriale

Ognuno a modo suo…

19 e 20 aprile. Siamo impegnati, tutti, in una maratona no stop nei locali del laboratorio e dell’officina, pausa pranzo inclusa. All’opera ci sono Kristian Gianfreda, il regista, il suo tecnico Paolo Pedron e Walter Toni, di Kaleidon. Eccitazione alle stelle. Chiacchiere, lavoro, dialoghi, approcci con i nostri ospiti, risate, e poi interviste, riprese, interviste, riprese, interviste…. non è sfuggito nessuno all’obiettivo di Kristian!

Abbiamo affidato la creazione di un video su Div.ergo a gente seria, specializzata nel settore. Sono venuti dalle Marche e dall’Emilia proprio per noi.
Bene, a questo evento abbiamo deciso di non prepararci, o meglio, di preparare soltanto l’ambiente: grandi pulizie e restyling in Laboratorio e in Officina.

Con gli artisti, nulla.

Così è venuto fuori uno spettacolo tutto per noi e solo per noi che eravamo presenti. Uno ad uno, i nostri artisti hanno parlato di sé e della propria esperienza, guidati dalle domande del regista. Il tutto nel più assoluto silenzio e, per alcuni, nella privacy di un angolino nascosto della Legatoria o del deposito.
Abbiamo sentito narrare da ognuno una storia sorprendente di vita e di senso, di bellezza e di sentimenti, di novità e di legami, di speranze e di scoperte, di fatica e di soddisfazioni.
Laura, Pierluigi, Fabrizio e Valentina, Gabriele e Alessandra, Serena e Giulio, Giuliano e Valentina, Alessandra, Federica, Francesca: ognuno di loro ci ha restituito un pezzo inedito di quest’opera d’arte collettiva che è il nostro Laboratorio. Ognuno sapeva bene cosa dire, senza tentennamenti, senza l’imbarazzo della telecamera, senza dubbi nella scelta delle parole o dei codici con cui farsi capire.
I nostri artisti sono così: misteriosamente profondi, singolarmente comunicativi, incredibilmente filosofi, inaspettatamente capaci di rielaborare e restituire la vita che circola nel loro ambiente quotidiano di lavoro’, dove - per loro - non passa inosservato quanto ognuno sa donare, quanto ha bisogno degli altri, quanto deve migliorare di sé.

Maria Teresa Pati

Datemi un uomo normale ed io lo guarirò (C.G. Jung)

Quando si pensa ad un laboratorio creativo in cui artisti e volontari sono insieme, non è peregrina l’idea che lo scopo del laboratorio sia nelle mani di tutti e che la stabilità e il futuro dell’esperienza sia legata, in particolare, ai volontari. Senza la loro presenza – e questo è pensiero comune – il Laboratorio non esisterebbe. 

Come negare che, nella realtà, le cose vadano proprio così?

Eppure, a Div.ergo, in questi ultimi 5 anni, è accaduto qualcosa di diverso. Con una costanza che – dati alla mano – si può definire annuale, uno dei volontari, sulla cui competenza e maestria si reggeva, in modo significativo, un settore delle lavorazioni degli artisti, è venuto meno al suo impegno. Motivi personali, motivi affettivi, crisi – non di senso, ma di futuro – hanno causato l’abbandono temporaneo o definitivo del laboratorio.

Tener fede a quello che si promette o si sceglie è cosa che può fare chi è capace di modificarsi costantemente, di mettere in atto quei cambiamenti di sé, necessari per vivere meglio, restando in una osmosi vivificante fra dentro e fuori, senza rompere tutto quello che ha realizzato fino a quel momento; oppure può farlo chi attraversa le turbolenze e trova svolte nuove e vere per il proprio essere ed il proprio esistere, restando saldo nei rapporti di fiducia che ha instaurato, quei rapporti in cui ha detto, in qualche modo: “Tranquillo, appoggiati, io non scapperò”. 

Ma tutto questo chiede una maturità e una solidità della persona che non è facile non solo trovare, ma neppure coltivare in un tempo “liquido” come il nostro, in cui nulla può essere considerato stabile, in cui le ubriacature del sentire smantellano tante vite e bruciano le relazioni. 

A Div.ergo continuiamo a fare l’esperienza della solidità e della fedeltà degli artisti: loro, che sarebbero giustificati per qualunque crisi, in realtà ci sono sempre. Tengono fede alla loro opera fatta con le mani, ma anche a quella umana, fatta di relazione. Se attraversano periodi di scontrosità, silenzio o logorrea, se non stanno bene e le lacrime riempiono i loro occhi, se rallentano il ritmo e in una giornata concludono davvero poco, se non riescono a gustare, per giorni, la compagnia, se nascondono la loro sofferenza e poi la fanno esplodere in capricci inattesi, prese di posizione e fissazioni… restano, e sono quella provocazione costante a trovare risposte nuove, a ricomporre le ore, gli incontri, le parole e il lavoro, perché quanto li agita dentro possa stemperarsi o trovare una soluzione. 

Loro, i nostri artisti, sono maestri di Vita. Tutto sta nel voler andare alla loro scuola. Una scuola che insegna molto, “in differita”, cioè quando, tornando a casa, abbiamo il tempo e lo spazio per riflettere su quanto ci mostrano e vivono, per trarne fuori quel saper vivere che mostra – in modo lapalissiano – come ogni svolta e passaggio della vita, per quanto critico, si realizza con gli altri, in particolare con quanti ci amano davvero.

Maria Teresa Pati

Il primo editoriale: quasi per caso…

In un laboratorio creativo si può fare qualunque cosa, anche comporre un foglio che fotografi la vita. 

Non vi sembri strano che un foglio nasca fra una pennellata data su porcellana bianca e gli occhietti di un leoncino di fimo, fra un piccolo magnete inserito dietro a un fermafoto e un tappo col fiore pendulo, fra filù e le basi in legno dei presepi, fra le lenzuola stampate e un gioiello creato dalle mani abili delle nostre lavoratrici in camice bianco, ora decorato “alla Mirò”.

Il nostro foglio è sbucato fuori quasi per caso, intrecciando le chiacchiere fra noi a quelle con i visitatori, nell’impegno quotidiano ad offrire le parole a chi ne dice e ne conosce poche e a frenare quelle dei chiacchieroni, a chiamare per nome gli strumenti che usiamo, ma anche le nostre sensazioni, e a raccontarci le storie, nostre o di altri, di gente qualunque e di grandi uomini e donne di tutti i tempi. Tanti quest’anno sono passati a curiosare fra le nostre opere. E abbiamo voglia di continuare a scambiare con loro immagini e parole che narrino la nostra vita. Già, perché pensiamo che proprio il narrare quanto viviamo renda umane le nostre giornate e ci permetta di intrecciarle con gli altri con consapevolezza e coscienza crescenti.

Si può essere uomini solo con gli altri.

E noi vogliamo essere e sentirci sempre di più uomini e donne che vivono una vita bella perché in rapporto con molti, un rapporto che esiste anche grazie alla distanza che ci separa, quella del tempo o dello spazio, delle nostre diverse abilità, dei progetti diversi sulla vita. Siamo certi che con ognuno abbiamo in comune il desiderio di essere felici e di poterlo essere solo in compagnia.

Questo foglio, allora, lo consegniamo nelle vostre mani, contenti di condividere con voi i nostri discorsi, quanto accade in Laboratorio, le novità, l’intreccio che tentiamo costantemente fra lavoro, diversità, cultura, creazione, le “genialate” che fioriscono per caso, ci fanno sorridere e ci aiutano anche a pensare. 

Qui da noi, davvero, si tocca con mano il fatto che ognuno di noi è costruttore di un pezzo di vita degli altri.

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