Fotovolontario - Vito

Come spesso accade, lo sguardo degli artisti sui volontari rivela prospettive sorprendenti e inedite.
Così, quando nel vocabolario a loro disposizione, in genere essenziale ma non ordinario, cercano gli aggettivi per descrivere Vito, il primo che viene fuori è “bello”. Lo “grida” - letteralmente - Valentina M., che in altre occasioni ci ha regalato parole col contagocce, e tutti a confermare che Vito è proprio bello e si sforzano, di fronte alla sguardo basito di Marco e di Dora, di dare un contenuto più “corposo” all’espressione: è bella la sua bontà, spiega Pierluigi; le due Alessandra sottolineano la sua pazienza; Gabriele si spinge sull’iperbole e lo definisce “un tesoro”.
È così: là dove, nel nostro amico originario della Murgia più sassosa e spoglia, noi avremmo rimarcato la durezza del suolo e la vertigine delle gravine, loro ci hanno rivelato la forza e l’irruenza dell’acqua che si fa strada nella roccia, dà vita a paesaggi nascosti, emerge lì dove non te l’aspetti. È una miniera di cose poco appariscenti quella che l’affetto dei nostri artisti disvela con energia: la sua abilità con la carta, quella con il fimo, la sua simpatia e la sua dolcezza, il suo lavoro di ortolano alla Casetta, esperto nella semina, nella cura e nella raccolta, lavoro che, a dire di Alessandra, assorbe in maniera esagerata i suoi pensieri.
Ed è quando si passa dal cuore e dalle mani ai pensieri, infatti, che emergono le zone d’ombra di Vito, come quegli orridi in cui si incunea il flusso delle acque che, in quelle ristrettezze, si gonfiano, si arrotolano su se stesse, acquistano capacità distruttiva. “Certe volte sembra che stia da un’altra parte”, dice Giulio, parlando della sua distrazione, mentre Valentina lo associa a sé come un fratello maggiore “perché siamo tutti e due permalosi”.
D’altra parte, uno nato a Matera non può non avere la testa come un sasso. Ma il sasso può essere lanciato per colpire o per ricadere al suolo, oppure può fare da fondamenta o essere abitato da altri, magari dopo un bel lavoro di restauro.
E così fa Vito ogni giorno: si fa casa accogliente per gli artisti che lavorano con lui, lavorando lui stesso sulla sua durezza e spigolosità, perché ciascuno possa trovare in lui un fratello, anzi – come dicono in coro i nostri artisti – un fratello maggiore.
Eupremio Luigi Greco