Fotovolontario - Gianluca

gianluca

Tic, tac, tic, tac. Nel silenzio, anche le lancette dell’orologio si fanno sentire. Un brutto segno per l’intervistatore. La chiacchierata potrebbe spegnersi senza che si sia riusciti a perforare la crosta dei complimenti di circostanza e dei rimproveri affettuosi. È simpatico (eccolo! non poteva mancare!), è disponibile… ci insegna tante cose… è esigente… E ancora, è disordinato! Figuratevi se Giulio può chiudere un occhio sul disordine.

Anche i tentativi di allargare il giro, chiamando in causa chi ancora si è espresso poco, vanno a vuoto.

È difficile parlare di Gianluca. Laura taglia la testa al toro e va dritto alla questione. E gli altri le fanno eco, confermando: Sì, è difficile, più difficile che parlare degli altri. E qui il ritratto potrebbe fermarsi, incompiuto. In genere non si riesce a parlare di qualcuno quando non lo si conosce o quando la relazione è assente o superficiale. Per Gianluca, però, non è così: lo dicono gli occhi dei nostri artisti, i sorrisi appena accennati. Sì, è difficile parlare di Gianluca, questo ritratto non sarà un dipinto, ma una scultura da scavare nella roccia e cesellare. Serve solo il colpo giusto.

Domanda: Come sarebbe Div.ergo se non ci fosse Gianluca?

Più ordinato, direbbero forse i maligni. Disorganizzato, dice invece Giuliano. Lui fa tante cose, gestisce gli ordini, parla con i clienti. È il responsabile, aggiungono gli altri.

Div.ergo non esisterebbe. È la risposta di Laura, precisa, pulita. Un colpo solo, la giusta venatura, e ti accorgi che la roccia sta diventando ritratto. Già, come fai ad immaginare Div.ergo senza Gianluca? Sarebbe male, negativo. Anche le parole escono storte dalla bocca di Giulio che cerca di descrivere questa fantasia.

Per adesso basta così, abbiamo lavorato abbastanza sull’opera. Ora lasciamo che sia l’opera a lavorare su di noi. E così, a distanza di un paio di giorni, riecco in mezzo a noi la scultura incompiuta: l’ha tirata fuori chi era assente l’altra volta, e vuole dire la sua. Ecco, proprio questo permanere tenace, nei nostri pensieri e nella nostra memoria, in questi due giorni, è un'altra scalpellata decisiva al ritratto di Gianluca. Ed è Laura, ancora lei, a strappare del tutto l’opera alla roccia che la trattiene e a portarla alla vista col cesello delle parole: Gianluca c’è anche quando non c’è.

In effetti, Gianluca sfugge spesso alla vista, per dare segno di sé con i passi su in deposito, con lo schianto di una tazza, o col rullare dei suoi piedi che quasi scivolano sugli scalini mentre scende le scale a tutta velocità. Sparisce, ti chiedi dov’è, e lo vedi riapparire dopo un po’ con del materiale appena acquistato o con la storia di un incontro appena fatto. Sfugge alla vista, come sfugge alle parole di chi dovrebbe descriverlo. Ma quell’assenza non smette di far esistere Div.ergo, perché, appunto, Gianluca c’è anche quando non c’è, e i nostri artisti questo lo sanno bene.

Vito Paradiso

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