I mobiles

“Come si possono mescolare i colori e le forme, così si può comporre il movimento”. Così Alexander Calder provava a raccontare i suoi mobiles a coloro che si fermavano a contemplare quelle sculture fatte di lamine di metallo, dipinte con colori vivaci e sospese a fili di ferro, pronte a oscillare liberamente e assumere di volta in volta una forma diversa.
Queste “piccole feste private”, come le ha felicemente definite Sartre, oscillano, girano su se stesse, danzano: i mobiles sono liberi, naturali, imprevedibili.
Li trovate anche nel nostro Laboratorio, sospesi tra mug, magneti e collane, e sono il regalo che ci ha lasciato l’incontro con quell’estroso artista, che a cavallo dell’Atlantico, tra l’America e Parigi, tracciò il suo imprevedibile percorso, mettendo su minuscoli spettacoli circensi e imbarcandosi in imprese impossibili ai più, come quella di liberare la linea dalla piattezza del foglio di carta.
Volteggiano su di noi e ci assomigliano, dicono qualcosa del nostro Laboratorio, perché anche per noi la costante ricerca della bellezza, che si manifesta nelle forme e nei colori, non può separarsi dal movimento, dal continuo dinamismo con cui quelle forme e quei colori si compongono in posizioni e stabiliscono relazioni sempre nuove.
Costruire un mobile è costruire un gioco di relazioni, appunto: sottili ma resistenti fili e piccole maglie che tengono insieme gli elementi ma li lasciano liberi di ruotare, disegnare le loro traiettorie e lasciare scie invisibili che si intrecciano. Questa piccola festa vive di relazioni a volte insospettabili, in cui anche il più piccolo degli elementi può spostare gli equilibri di tutti e muoverli in posizioni inedite.
In fondo è questa la piccola festa che ogni giorno mettiamo su a Div.ergo.