“Abbiamo fatto tredici!”

Inizia tutto con una lunga pausa di riflessione. Poi, spalle appoggiate al muro, lo sguardo fisso sul tavolo, Giulio esordisce “A me mi ha dato un po’ tutto, diciamo. Lavoro, esperienze nuove, conoscere artisti, viaggiare. E quindi, che posso dire altro? Come lavoro non lo cambierei, anche se tengo un’altra offerta di lavoro, non lo lascerei”.
I tredici anni di Div.ergo, l’occasione di parlare del nostro progetto e di farlo direttamente con gli Artisti.
Un registratore acceso fa tesoro delle parole che ogni Artista usa per raccontare il proprio rapporto con Div.ergo. Un rapporto che per molti di loro è stato il passaggio da un niente ad un mondo ricco di incontri. È ancora nitido il “prima”: ogni artista ha espresso il senso dell’esperienza vissuta e la maggior parte di loro connota il passato con i tratti della mancanza. Mattia si sentiva inesperto, Arianna insicura e annoiata.
Lucy ricorda che “Ero chiusa come una scatola. Per la prima volta quando sono entrata, mi sono meravigliata, mi sono detta “Mah! Come sarà?”.
Federica dice “Quando stavo in un centro, non lavoravo. Non ero pronta, non sapevo fare niente. Adesso sono migliorata”.
E invece cosa c’è di diverso? Cosa hanno trovato? “Qua dentro c’è il lavoro” inizia Federica. E sarebbe già tanto. Andrea va oltre e guarda al valore del suo su e giù quotidiano, con il treno, una distanza e una fatica che rafforza il senso di quel luogo che ogni giorno raggiunge: “È come se fosse la mia seconda casa, perché tutti i giorni vengo a lavorare, a stare insieme. Con gli amici”. Pierluigi si riallaccia: “Anche per me è come ha detto Andrea”. Non è il solito ripetere, ma è la conferma di un’esperienza condivisa, anche nei significati.
Div.ergo è il luogo degli affetti, in cui sentirsi felici. Appena Arianna pronuncia quest’espressione “Qui mi sento felice, davvero!” parte di nuovo la catena di “anche io” ed “io pure”, di Federica e Gabriele.
“Un modo per stare tutti insieme, conoscerci meglio” Lucy. “Per aiutarci – aggiunge Arianna, mentre è ferma in piedi, appoggiata alla ramazza – ho imparato a modellare le statuine. Mi sento felice, a casa mi annoiavo, davvero!”
Aurora ricorda le origini: “Devo ringraziare mia madre che ha parlato con la mia sorellona e le ha detto di farmi venire qui. Grazie alla mia sorellona, faccio le cose per vendere. Erano cose mai fatte. Con gli altri mi sono trovata a mio agio, mi sento sostenuta: sono delle persone che io rispetto, mi piacciono… gli voglio bene!”
Mattia riprende un concetto sentito da Andrea. I pensieri si fanno da specchio e ne richiamano di nuovi. “Mi fa sentire come in una casa. Mi fa sentire a mio agio. Siete proprio particolari. Come persone, siete come amici amici”.
“Mi sento sicura, più tranquilla, più serena”. Un piccolo traguardo raggiunto in poco più di un anno per Arianna.
“Per me è un luogo in cui ci si può confrontare ed esprimere le proprie abilità, ognuno è portato per cose diverse, ma ognuno poi tira fuori quello che è”, questo è il pensiero di Giuliano, che esprime in poche parole quell’arricchimento reciproco che a Div.ergo, da tredici anni, è prassi.
Gianluca Marasco