Incontri nella storia

“L’artista con la scimmia sulla schiena”

frida

Frida Kahlo. Partiamo così in questo articolo, svelandovi subito di chi stiamo parlando, senza giri di parole; esattamente il contrario di quanto abbiamo fatto con i nostri artisti nel presentare una sua poesia “Ero solita pensare di essere la persona più strana del mondo”. Bizzarra, difettosa (come lei si definisce), sicuramente una persona fuori dal comune e capace di affascinarci, di attrarre la nostra attenzione. Svelata man mano per gustare la forza attrattiva, il fascino che da lei promana. Anche per quella scimmia che in un autoritratto ha deciso che le dovesse spuntare dietro la schiena e che ha colpito l’immaginario di Valentina.

“Straordinaria, un’artista unica nel suo genere!” esordisce Laura, che ha scandagliato internet in cerca della sua biografia. Valentina ha trovato una particolare affinità: “Anche a me piace indossare orecchini e vestiti stravaganti, ma io me ne vergogno andando in giro, lei no”. Quasi una bambina vestita a carnevale, con quel viso delicato, per Gabriele. Strana, ma di una stranezza che fa simpatia, per Francesca. Comunque bella, per tutti.

Consapevole di essere diversa da altri e capace di gioire per una comunanza con altri uomini e donne fondata sulla “stranezza” e non sull’essere normali, Frida Kahlo è entrata nell’Olimpo degli artisti più apprezzati a Div.ergo. Immaginandola varcare la soglia del nostro Laboratorio – tutti sono concordi – la comincerebbe  subito a lavorare, “per trovare nuovi prodotti, fare nuove esperienze a Div.ergo”, secondo Alessandra; per cercare di farsi rivelare il segreto della sua creatività, della sua ispirazione artistica, e soprattutto, dice Valentina, per imparare a “far diventare poesia da dedicare ai propri amici i sentimenti che abbiamo dentro di noi”. È proprio la capacità di trasmetterci la sua sensibilità, secondo Pierluigi, il pregio della sua poesia, quel farci guardare le cose con i suoi occhi – un punto di vista bizzarro ma condivisibile e attraente; capace, per Alessandra, di farci capire cosa le veniva in mente mentre era a letto, malata e mentre dipingeva.

Un’amica, una maestra d’arte, una consulente di moda, o una fidanzata perfetta, cui chiedere consigli sull’abbigliamento e da cui carpire segreti sulle tecniche di realizzazione delle sue opere. Frida Kahlo: distante del tempo, ma non nello spirito che anima il laboratorio.

Gianluca Marasco

Chi sa chi è Paul Klee?

Paul klee

“Chi è Paul Klee? Chi sa chi è Paul Klee?”.

Con questo ritornello di una simpaticissima canzoncina, scritta da Giorgio Minardi, un musicista di Ravenna, abbiamo concluso tutti gli incontri su questo straordinario artista contemporaneo, uno dei principali pittori del ‘900, autore di un saggio sulla pittura degno di confrontarsi con quello scritto da Leonardo.

A guidarci nella conoscenza di Paul (così lo chiamano ormai i suoi“colleghi”di Div.ergo) è stato Senecio. Da bravo Virgilio ci ha condotto passo dopo passo attraverso gli episodi salienti della vita di Klee e abbiamo conosciuto i suoi mille volti: pittore, musicista, insegnante, creativo, scrittore, poeta. Attraverso la sua opera abbiamo imparato che cos’è l’arte astratta e come riconoscerla, e ci siamo cimentati in un gioco che ha visto contrapposti ceramisti (quelli che dipingono la ceramica, nda) e“fimisti”(quelli che lavorano il fimo, nda). Alla fine, malgrado la “contiguità artistica”, hanno vinto i fimisti: sono stati più bravi nell’individuare le opere astratte, nel ricomporre un puzzle di un’opera di Klee, nel ricordare il titolo dei quadri.

Ognuno si è innamorato di una delle sue opere e questo ci ha reso il pittore svizzero estremamente familiare: ci ha colpito la sua ricchezza espressiva, capace di comunicarsi attraverso esperienze per noi familiari, le forme semplici e i colori, che abbiamo riconosciuto nel volto di Senecio, nei suoi paesaggi, nelle sue composizioni di colori. Uomo straordinariamente sensibile, Paul ci ha aiutato a guardare in faccia le nostre paure e a comunicarcele reciprocamente: la paura dei temporali e dei tuoni, la paura di rimanere soli, di essere rifiutati quando ci avviciniamo a qualcuno, la paura della malattia e della morte (la nostra, ma ancora di più quella dei nostri genitori). Si dice che Paul Klee piaccia molto ai bambini, perché ha saputo parlare la lingua universale del colore e della figura, andando all’essenziale delle cose, approssimando il reale alle sue forme più elementari. È piaciuto molto anche a noi, che nel cuore siamo come bambini e amiamo le cose semplici come l’amicizia. C’è un’importante raccolta di opere di Paul a Berna. Forse un giorno lo andremo a trovare… 

Eupremio Luigi Greco e Giovanna Nuccio

Armonia dai contrasti – A scuola da Vivaldi

Imprenditore teatrale di successo. Prete.
Capelli rosso acceso. Insegnante di violino di un gruppo di orfanelle.
Geniale compositore innovatore e creativo. Padre della musica classica.

Non è il ritratto del dottor Jekill e mister Hyde! È (don) Antonio Vivaldi, il padre del concerto, uno che aveva tra i suoi ammiratori nientepopodimenoche Johann Sebastian Bach.

Ci deve essere una qualche corrispondenza di amorosi sensi fra Div.ergo e il prete rosso (…per la vistosa capigliatura color rubino) se, oltre ad avere nel nostro catalogo la prestigiosa collezione di ceramiche sul tema delle 4 stagioni, qualche giorno dopo averne raccontato la storia, abbiamo scoperto che era in programma un concerto-balletto proprio sulle musiche di Vivaldi.

Così, il 27 aprile mattina, ospiti della Fondazione Ico di Lecce, siamo andati tutti a teatro. E nel rispetto della contraddizioni che hanno caratterizzato la vita del musicista veneziano, anche la nostra matinée teatrale è stato un alternarsi di chiaro-scuri.
Chi voleva portarsi il panino e le patatine e chi aveva lo stomaco chiuso per l’emozione.
Chi ha protestato… in modo teatrale, prima di avviarci in teatro e chi si è accomodato sulla poltrona per godersi lo spettacolo. Chi si è addormentato al secondo movimento della Primavera e chi è riuscito anche a non bere durante lo spettacolo.
Insomma: anche noi abbiamo fatto il nostro concerto. Il termine significa, infatti, “contenzione, contrasto, quasi ad esprimere quella specie di gara che nel contrappunto nasce dal giuoco delle varie parti” (il solito Tommaseo).
In questi ultimi due mesi abbiamo imparato che nel concerto si affrontano, generando armonia, i toni (maggiore e minore), i tempi (veloce e allegro), gli strumenti (il solista, il concertino, il concerto grosso).

Facile il passaggio: non sempre i nostri contrasti e le nostre contenzioni creano armonia. Ci capita anche di finire una mattinata di lavoro fra urla, strepiti e mugugni.
Che questo prete veneziano, con la sua musica, ci possa insegnare come mettere insieme le nostre sensibilità che a giorni corrono sugli opposti?

Eupremio Luigi Greco

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