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Verso un altrove

Verso un altrove

artistiAl mito di Ulisse che ritorna ad Itaca vorremmo contrapporre la storia di Abramo che lascia per sempre la sua patria per una terra ancora sconosciuta”, scriveva Lévinas nella sua opera La traccia dell’Altro.

Queste parole mi offrono una chiave per penetrare più profondamente la storia del Laboratorio Div.ergo, ma non solo: la storia del nostro essere quotidianamente con gli artisti, gli h.ortolani, i corsisti di Essenze, gli amici di Ashré, i volontari delle case di riposo. Se il fascino dell’eroe inquieto, per me, non subisce diminuzioni quando lo guardo dalla prospettiva di chi, nonostante tutte le traversie e i rischi che corre, ha una meta chiara e sa dove tornare, non posso negare che la contrapposizione con Abramo mi intriga moltissimo. Anzi, forse mi aiuta di più a leggere e rileggere i nostri vissuti, che, sia pur per cenni, provo a condividere con voi.

Lévinas, detto in soldoni, sostiene che Ulisse, partendo da Itaca, aveva il biglietto di andata e ritorno; Abramo, invece, partendo da casa di suo padre, aveva quello di sola andata: non sapeva dove andava, lasciava il certo per l’incerto, non aveva più una casa, una tenda dove tornare, dinanzi lui c’era solo un altrove che lo poneva in perenne uscita.

Anche la partenza di Div.ergo, del Laboratorio Div.ergo – già, perché all’inizio, Div.ergo era solo un laboratorio, non una fondazione, e chissà che cosa sarà domani… – è stata una partenza con il biglietto di sola andata, senza un approdo certo, con la consapevolezza che tornare indietro avrebbe segnato la fine di un’esperienza.

All’inizio sognavamo un tempo quotidiano ricco e colmo di valore per i nostri amici artisti, pensavamo ad un’esperienza vissuta secondo lo stile lavorativo perché il loro essere adulti profumasse dello stesso profumo di ogni uomo che matura nella responsabilità e nella capacità di costruire il mondo che abita.

Proprio aver messo i piedi a quel sogno, senza staccargli le ali, ci ha condotto in un altrove che era inimmaginabile ed ora è realtà. Nel Laboratorio, oggi, si inizia a sfiorare il senso profondo di una economia di comunità, dove il lavoro artigianale – lavoro con contratto part-time per 7 persone, di cui 3 sono artisti – si affianca e si intreccia non solo con il volontariato di circa 25 uomini e donne e di altri 12 artisti che, giorno per giorno, mettono in moto i loro interessi, ma anche con la passione per l’Arte, l’Arte in senso stretto e quella che rende bello tutto ciò che abbraccia.

A costruire il Laboratorio, insieme ai doni di cui ognuno è dotato, insieme alla personale capacità di relazione con gli altri, c’è anche la rete viva e attiva di tutti gli stakeholder con cui entriamo in contatto. Ed è un fatto tangibile che le scelte che facciamo insieme hanno un impatto sociale significativo, poiché suscitano coesione, in quanto i bisogni di tutti sono ascoltati e accolti, alimentano rapporti di reciprocità, generano prossimità e sono sostenuti da continui salti di gratuità che modificano radicalmente – in chi ha a che fare con noi – la prospettiva sul diverso.

Non si fatica molto a scoprire che il Laboratorio è una ricchezza della nostra Città, una ricchezza che, con Giovanna Melandri, posso definire ricchezza civile, perché fatta di consapevolezza crescente, di conoscenza sempre più approfondita della realtà dell’altro, di ricchezza spirituale e occupazionale.

E tutto questo non fa che condurci in un altrove, ancora invisibile ai nostri occhi, appena sfiorato con i desideri che nascono dalla speranza in una nuova alba per il mondo, un mondo in cui l’umano che è comune a tutti possa splendere come miriadi di stelle nella notte.

Maria Teresa Pati

“Ci son desideri di ogni misura”

giulio

Lo sapevate che i desideri hanno una misura?

"Ci son desideri di ogni misura
ci sono per tutti. È cosa sicura
C’è quello piccino, tutto per me
Anche io ci sto stretto e l’aria non c’è…
C’è quello grande, aperto e accogliente…".

Sono parole della filastrocca che stiamo imparando e cantando in questi giorni a Divergo.

Magari, ai nostri visitatori sarà capitato di sentire Giulio parlare di quiz per la patente; Alessandra di colori da stendere; Gabriele di amici da invitare; Giuliano di un viaggio da fare…

È da un po’, ormai, che proviamo a scavare nei nostri desideri e abbiamo scoperto che non è sempre facile riconoscere cosa si desidera veramente; che alcuni desideri non possono essere realizzati, che per gli altri ci vuole fatica e impegno. Abbiamo capito che si deve cambiare in qualcosa e ci si deve attrezzare; che ci si può fare aiutare; che i desideri condivisi e comuni sono più belli, sono “come una piazza che ci sta tanta gente”.

Eccoli, alcuni dei desideri dei nostri artisti: avere un balcone, imparare a dipingere, essere invitato a pranzo, fare qualcosa di bello con gli amici, avere un cane, prendere la patente, inventare un nuovo prodotto, progettare un viaggio…. Qualcuno è partito in quarta e si è dato subito da fare; qualcun altro fatica a rinunciare ad un desiderio impossibile; alcuni stanno facendo i conti con la necessità di cambiare….

Insieme, a Divergo, vogliamo dare vita a desideri grandi, molto grandi, aperti, da condividere con molti; desideri che rendono più bella la vita di tutti. Vogliamo che sia questa la nostra misura.

E i vostri desideri di che misura sono?  

Gianna Nuccio

Si cresce… anche così

Un autore a noi caro - incontrato personalmente con gli artisti di Div.ergo - in un suo famosissimo libro fa dire al protagonista, Malaussène:

”A nascere tutti sono buoni! Persino io sono nato! Ma poi bisogna divenire! divenire! crescere, aumentare, svilupparsi, ingrossare (senza gonfiarsi), accettare i mutamenti (ma non le mutazioni), maturare (senza avvizzire)”…

Parole che abbozzano un programma di vita o l’orizzonte per un progetto comune cui si vuole dare respiro, senza perderne il cuore, i tratti più propri. Parole che parlano di noi. Quando in Laboratorio arriva qualcuno che si sofferma a guardare non solo i prodotti esposti, non è difficile cogliere che sta cercando ciò che non è dato per essere venduto, ma c’è e si fa costantemente: la Vita. E la cerca nella rete degli sguardi, negli intrecci di parole, nel farsi degli incontri delle mani con la materia di quanti sono seduti ai tavoli per creare un angelo, un gioiello, un decoro su un vaso…

In questi incontri, immediatamente riconoscibili, si gioca l’essenziale: si gioca la scoperta che il nostro mondo è nostro nella misura in cui lo possiamo condividere con altri; è nostro - originale e unico - se riusciamo a giocarcelo nella prossimità, in una relazione fatta di accoglienza e condivisione.

Come accade per ogni incontro vero, quello con il Laboratorio è rimasto nel cuore e nei pensieri di altri, giunti da varie parti d’Italia e rimasti con noi per una piccola frazione della loro vacanza.

E questi nostri visitatori-clienti, poi ci hanno scritto. Ci hanno raccontato di sé, della loro fatica, delle loro speranze, della meraviglia e della sorpresa dell’incontro con noi, del desiderio di portare nelle loro città, fra i giovani che conoscono, il cuore del nostro lavorare insieme, unito alla bellezza dei prodotti e alla specialità del nostro stile.

“Ho conosciuto il vostro laboratorio la scorsa estate, durante una vacanza a Lecce... mi ha colpito la vostra attività perché è quella che sogno io da tempo e che ho provato ad intraprendere da qualche anno nel luogo lì dove lavoro. (…) Voi mi avete ridonato la voglia di credere che nulla è impossibile e che se si crede ad un sogno bisogna fare del tutto per realizzarlo. Ho condiviso quest'incontro con la coop in cui lavoro, mostrando la vostra pagina e i vostri prodotti. La cooperativa gestisce diversi centri diurni nel territorio di Frosinone e di Latina. Il progetto si chiama Mestier-Arte. Abbiamo pensato di creare un momento formativo dove poter trasmettere il senso del progetto a chi collabora con noi tutti i giorni attraverso il racconto della vostra esperienza, di ciò che fate nel quotidiano e di come l'avete costruito.” Un modo per far capire concretamente che credere in un sogno è il primo passo per realizzarlo....e forse una delle possibilità è entrare dentro al Sogno… assaporandolo. Capisco la distanza....non so se è possibile io ci provo. Cristina Frioni (Frosinone)”

Dinanzi a parole come queste, o come quelle che ci sono giunte da Aosta, dove una cooperativa agricola ha aperto un negozio ispirandosi a noi e ci ha chiesto di poter esporre anche i nostri prodotti, non possiamo che confermare che crescere significa divenire tanti, diversi, ma capaci di contagiarci con le cose belle, quelle che parlano di Vita e fanno più bella la vita di tanti. Div.ergo ha imboccato con gioia questo sentiero.

Maria Teresa Pati

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