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Prospettivealtre

La primavera, tra le altre cose, porta in dono l’inizio della stagione ciclistica, con le lunghe corse a tappe che diventano avvincenti soprattutto quando la strada si inerpica con pendenze a tratti disumane: allora tutti ci immedesimiamo nell’atleta che domina la salita. Basta però affrontarla per davvero, qualche salita, anche quella minima di un cavalcavia, per fare esperienza della fatica vera, che blocca le gambe e frena gli entusiasmi.

La sera in cui ci è venuta in mente l’idea di un Concorso Nazionale di Pittura per Artisti con diversa abilità mentale, in collaborazione con InGenio di Torino, ci è sembrata una passeggiata ricca di splendide intuizioni: offrire uno spazio di espressione e di visibilità a chi abitualmente non ce l’ha, mettere in rete tante realtà impegnate con la diversa abilità, diffondere la cultura della diversità e dell’integrazione.

Già dopo i primi passi abbiamo avvertito la fatica: l’intoppo nell’accordo con gli amici di InGenio (burocrazia, permessi…), e poi la scelta – non in discesa – di proseguire da soli; la difficoltà a coinvolgere altri, soprattutto i più vicini, e le complicazioni per trovare il luogo di esposizione, l’incertezza sulla disponibilità dei giurati chiamati a valutare le opere… Non pensavamo certo di pedalare in discesa, ma neanche di doverci confrontare con la Cima Coppi! Cosa fa uno scalatore di fronte all’erta che porta alla cima? Si alza in piedi e mette una pedalata dopo l’altra. E così abbiamo proceduto an-che noi: la lenta opera di pubblicità, le prime opere che cominciavano ad arrivare, la concessione da parte del Comune di Lecce di Palazzo Vernazza quale sede della Mostra, il contributo dello Sponsor per la stampa del catalogo, la disponibilità di tre esperti d’arte.

Quando ci siamo resi conto che le 40 opere venivano da tutta Italia e che le valu-tazioni dei nostri giurati – Antonio Thellung, artista e scrittore romano; padre Andrea Dall’Asta, direttore della Galleria San Fedele a Milano; Massimo Ferra-rotti, presidente della Galleria d’Arte Spirale a Milano) non si sono fatte attende-re – abbiamo pensato finalmente di avercela fatta.

Ora è tempo di inviti: venite al vernissage del I maggio, alle ore 19.30 a palazzo Vernazza. Oppure quando volete, fino al 10 maggio.

Eupremio Luigi Greco

Dovrebbe imparare a farsi piacere il rosa

Capita a tanti di noi di arrestarci di fronte ad un boccone troppo amaro da buttar giù. Fabrizio lo sa, e sa che in quelle situazioni abbiamo bisogno di qualcuno accanto che, con fermezza e delicatezza, ci aiuti a non bloccarci troppo a lungo. E ha deciso che sarà lui ad assumersi questo compito con Maty e con la sua idiosincrasia per il colore rosa, senza avvertire più di tanto il timore reverenziale nei confronti di colei che è, anzitutto, una bellissima Presidente. In fondo, è il modo in cui può restituirle quella stessa cura ferma e delicata che da lei riceve. Una piccola debolezza messa nelle sue mani, per una volta. Ora tocca a lui occuparsi dei blocchi di un altro. È così che cresce l’umanità di ognuno in questo mondo capovolto che è Divergo, i cui semi impercettibili cadono spesso proprio dalle mani di Maty. È ancora sul colore rosa, o meglio su quella tonalità che abbiamo battezzato senza mezzi termini “rosa porcello”, che Federica ha costruito la sua strategia del dispetto, che consiste nel presentarsi periodicamente con qualche accessorio proprio di quel colore, con lo scopo precipuo di provocare la reazione e testare la soglia di sopportazione di Maty. E lì, in quelle schermaglie che puntualmente mettono in campo, le vedi al lavoro a costruire il comune linguaggio del dispetto e del capriccio che, diciamolo, sanno parlare tutte e due. Eversive entrambe, entrambe con un forte spirito dialettico, hanno trovato l’una nell’altra chi sa accogliere e contenere con leggerezza tanta effervescenza. Federica la descrive così: dolce, simpatica, scherzosa, allegra e puntigliosa. E conclude: per me è come una sorella.

Laura, dal canto suo, con un profondo senso dell’autorità al limite della venerazione, ha trovato altro nel rapporto con Maty: per me è una mamma, afferma. E corre con la memoria ad un episodio antico, ad un duro rimprovero ricevuto: non lo dimenticherò mai. Mi ha fatto cambiare.

Se chiedi a Giulio, Maty ti dà dei consigli. Ti aiuta nelle difficoltà. E Pierluigi: è attenta a tutti. E ci tiene a quello che si fa. Gli fa quasi eco Giuliano che, come suo solito, si è impegnato in un corpo a corpo con le parole, e tira fuori uno dei suoi felicissimi ossimori:

è disponibile e rigida.

Ma come, Giuliano? Ovvio che sia così, invece, perché – come spiega lui stesso – sa trovare quello che fa al caso di ognuno, ma allo stesso tempo ci tiene molto che si lavori con precisione. Giuliano ricorda anche nel dettaglio ogni passaggio della “sua storia”. Perché di tanto in tanto, Maty fa condensare un mucchietto di parole, e nasce una storia: storia di un prodotto, storia dell’artista che lo realizza. Scrive di ognuno di noi, osserva Laura. In queste storie c’è la vita insieme e il percorso di ciascuno che, crescendo e cambiando, pian piano fiorisce. Quando nasce una nuova storia è un po’ festa per tutti, ma chi la riceve l’accoglie come un dono prezioso, un’occasione, ancora, per tuffarsi in quello sguardo da cui è stato raggiunto e si è sentito amato.

Maria Teresa Pati

“Come una spada qui”: l’immagine di una vittoria

Intervista al vincitore del concorso d’arte Div.ergoconarte

“Ho iniziato a dipingere al computer perché avevo provato sulla carta, ma mi mancavano i colori vivi.” Pierluigi Spedicato spiega l’uso di un mouse al posto del pennello per la creazione delle sue opere, un cambiamento di tecnica nato dall’esigenza di rispecchiare il proprio stato d’animo in qualcosa che prende forma sotto i suoi occhi. È lui il vincitore del primo premio del Concorso “Div.ergoconarte”, una vittoria che l’ha colto “impietrito”, impreparato, incredulo all’idea che i suoi disegni potessero essere considerati vere e proprie opere, apprezzati da una giuria di esperti e non solo dallo sguardo degli amici. “Come una spada qui” dice, indicando il cuore. Ricorre ad immagini d’impatto per esprimere l’intensità di quello che prova, durante un’intervista così come davanti ad un monitor.

Gli chiediamo come nascono le sue opere. “Quando mi metto al pc, inizio con una linea, poi ancora con un’altra, viene fuori un triangolo ed inizio ad immaginare, ci metto le mie emozioni, i nervosismi. Così mi diverto a vedere come le esterno. Nell’ultima immagine che ho realizzato, per esempio, ho cominciato con una strada che fa un movimento così (traccia una “S” con le mani, n.d.r.), poi ho pensato che lì sarebbe stato bello scendere e passeggiare, senza andare avanti. Così l’ho chiamato “La strada della vita”, perché ogni tanto è importante sostare. La passione della pittura, ereditata dalla madre, l’ha rielaborata secondo un proprio stile, da anni. Finché un giorno un’amica, Maty, non ha ritenuto che quei disegni – fatti per piacere, attentamente catalogati in una cartella e suddivisi per anno di realizzazione fin dal 2004 – potessero essere realizzazioni da valorizzare, da esporre per suscitare la meraviglia di molti altri.

Il quadro che ha vinto il concorso, dal titolo “Al molo di sera”, ha come tema il mare. “Mi sentivo teso, agitato, proprio in alto mare, con l’acqua alla gola. Così l’ho messo davanti a me”.

Gianluca Marasco

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