La difficile arte della danza

Quando vediamo una ballerina danzare sulle tavole del palcoscenico, leggiadra, espressiva, esile ed atletica, che fa piroette, slanci, corse, salti, arabesque, jeté, plié, figure che rendono plastiche e materiche le melodie e le armonie che le hanno ispirate, tutto sembra così naturale che difficilmente si pensa alla fatica, allo studio, ai sacrifici e ai tanti maestri che hanno contribuito a forgiare quell’artista che sembra neanche si stanchi a volteggiare avanti e indietro, per amore dell’arte e della bellezza.
Proprio così sono le nostre ballerine di fil di ferro, eteree ma con una complessità alle spalle come pochi prodotti a Div.ergo. Tutto nasce da un fil di ferro che Pierluigi e Giulio prima tagliano in pezzi tutti uguali, poi, servendosi di guide, piegano e attorcigliano. Non è un lavoro che si può fare da soli: Pierluigi blocca con una pinza a scatto il filo piegato da Giulio, che a sua volta lo attorciglia e lo tira perché le spire risultino sempre omogenee. Stringere, tirare, ruotare il filo, ma con attenzione, perchè se lo si maltratta, si indispone e si rompe, costringendo i nostri due artisti a ricominciare da capo.
È a questo punto che intervengono le sarte, Alessandra M e la signora Maria Antonietta - la nostra volontaria esperta in ricamo – che approntano l’abito in tulle: ago, cotone, pazienza, gusto, occhi buoni per riuscire a far passare il filo nella cruna dell’ago.
È il momento in cui le ballerine lasciano l’Officina e compiono il loro primo, breve, viaggio fino al Laboratorio, dove mani sapienti intrecciano l’acconciatura con filo metallico sottile e infine modellano gli arti per dare quel senso di movimento che tanto piace ai nostri clienti.
Sì, perché, forse non lo sapete, ma le nostre ballerine sono fra gli articoli più richiesti di Divergo e ognuna di loro parte per un viaggio, insieme ai suoi acquirenti, che la porterà, se non a calcare tavole di palcoscenico, sicuramente a rendere più leggiadro un angolo della città – e perché no? – del nostro mondo, complicato forse, ma bello come lei.
Gianfranco Villanova e Dora Galasso
