Mettere su casa

Mettere su casa, una casa propria, è uno dei sogni nel cassetto più grandi che, da sempre, uomini e donne hanno coltivato. Avere uno spazio tutto per sé, da arredare fino a sentirlo quasi un abito che rappresenta la propria personalità, specchio del proprio essere, un luogo in cui dare corpo a quella dimensione affettivo-emotiva dell’esistenza che, partendo dal sentirsi al sicuro, cerca e promuove l’incontro con gli altri.
È un passaggio da adulti mettere su casa, la psicologia dell’abitare ci informa che la definizione di ogni persona, dell’io di ciascuno, passa anche attraverso la definizione dell’ambiente in cui si vive quotidianamente.
E allora? Allora se pensiamo ad una vita umana, che sia veramente umana per tutti, è necessario pensare anche a costruire una casa insieme a chi quest’esigenza ce l’ha, ma ha bisogno di aiuto, non solo dall’architetto o dall’interior designer, per darle forma.
La Fondazione Div.ergo - ONLUS ha comprato casa. Non casa per sé, ma una casa per gli Amici che partecipano ai suoi progetti, perché possano sperimentare e costruire questo pezzo della propria identità, possano immaginarsi e provarsi nella vita autonoma, dando spazio al loro essere adulti, al bisogno di autodeterminarsi, di condividere la vita quotidiana con altri non nella dimensione della figliolanza, ma dell’adultità e dell’amicizia.
Ora la casa è tutta da costruire: si trova in un quartiere molto bello della nostra città, ma all’interno deve cambiare forma. Sarà a misura di chi la abiterà, perché ciascuno abbia spazi per l’intimità e per la condivisione; spazi per ricrearsi e per realizzare quanto la vita quotidiana chiede di fare per vivere. Sarà una casa non di riposo, ma in cui vivere, gioire, lavorare, ospitare e condividere con altri, dando spessore ai desideri, alla novità di ciò che si può imparare, al coraggio di pensarsi grandi, non gli eterni bambini che hanno bisogno di essere accuditi.
Per la Fondazione Div.ergo, il progetto di avere una casa per gli Amici viene dopo quello di offrire loro un lavoro. Ad oggi, abbiamo dato vita a 7 contratti part-time, grazie anche al sostegno e all’aiuto di enti privati e di persone generose che ci sostengono. E questo è un segno che ha preso corpo nella nostra città. Avendo il pallino dell’inclusione, però, non possiamo non spingerci oltre e mettere le fondamenta – è il caso di dirlo – anche ad un futuro pensato in autonomia per quattro dei nostri Amici con disabilità che vorranno lanciarsi in questa nuova conquista di libertà e pienezza di vita.
Maria Teresa Pati