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I nidi

i nidi

Un nido. Frutto del lungo lavoro di chi riesce a volare. Per costruirlo sono necessarie abilità non comuni: scelta attenta dei materiali, minuzia dei particolari, calma e pazienza.

I nidi di Div.ergo. Frutto della lunga sperimentazione di un nuovo materiale, di una nuova tecnica e dell’impegno di chi è capace di volare solo insieme ad altri. In comune con quelli di chi volteggia nei cieli, hanno la ricerca dei materiali: semplici, poveri, di scarto come i quotidiani che ogni giorno sfogliamo. La stessa è anche la pazienza nella lavorazione: tantissime fasi per ottenere un impasto morbido, finissimo e modellabile, perché tra le mani possa prendere quella forma avvolgente e tondeggiante, a volte inclinata da un lato o dall’altro. Ed è così che la perfezione sta sempre nell’unicità di ogni pezzo.

Un nido per accogliere e custodire qualcosa di prezioso. Ogni nido è il luogo in cui la vita cresce, si fortifica e si fa bella. Così è anche per chi lo realizza. Nei nidi di Div.ergo c’è un po’ della vita dei nostri artisti che nel lavoro insieme si trovano a dover dipendere dagli altri: senza la meticolosità di Pierluigi nello strappare con rigore i fogli, Francesca e Alessandra non potrebbero frullare e impastare, sostenersi nei momenti di distrazione di una e di tristezza dell’altra. Senza questa dedizione, quell’impasto non sarebbe tra le mani precise di Aurora, che non ammette errori nel lavoro e neanche a se stessa, ma grazie al legame con gli altri è cresciuta e sta imparando a guardare agli altri come al tesoro più bello che va custodito, magari in un nido di Div.ergo.

Grazia Orfino

Le sorelle Montgolfier

mongolfiera

Si chiamavano Joseph ed Étienne, ed erano fratelli. A loro va il merito di aver per primi portato un essere umano nel cielo. Sono i fratelli Montgolfier, gli inventori della mongolfiera, appunto. Non c’è aereo a reazione, non c’è stazione spaziale che siano riusciti a scalfire il fascino di quel loro primordiale, variopinto, leggero, fragilissimo strumento di volo. È una questione di poesia.

Variopinte, leggere e fragili sono le mongolfiere di Div.ergo, che si liberano dalle mani di due “sorelle”, Arianna e Dora, per andare, di volta in volta, a formare un decoro sospeso, esaltare il movimento e l’equilibrio di un mobile, o consegnare un messaggio.

Niente ago e filo per metterle insieme e tirarle su. Solo (si fa per dire) un paio di forbicine da ritaglio, qualche graffetta, una pinzetta di precisione. E molta, molta pazienza. Come in una staffetta, Arianna e Dora si passano di mano il lavoro, finché, quasi a sorpresa, dal foglio piatto viene fuori un volume curvo e armonico. A quel punto, la fitta trama di strisce di carta colorata sembra davvero pronta a prendere il volo al primo refolo di vento. Tocca a Dora dare l’ultimo tocco prima di farla andare. E ogni volta, all’incontro successivo, Arianna, senza neanche salutarla, ma scrutandola in viso come scrutasse il cielo sperando di vedere un pallone che si perde all’orizzonte, le chiede: “Ma poi è andata bene?”

Dora Galasso e Vito Paradiso

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