Ritratti

Gli angioletti di Giulio

giulio

Ricciuti o lisci, biondi, castani, neri o rossi,
indaffarati a spazzare,
concentrati a cantare o a scrutare con la lente d’ingrandimento,
intenti a gustare un gelato o a giocare con la palla,
assorti, con la candelina in mano,
pronti ad offrire un fiore,
presi dalla musica ascoltata in cuffia,
o teneramente abbracciati all’orsacchiotto di peluche,
con la sciarpa o il salvagente,
gli angioletti di Giulio raccontano
di un paradiso abitato dai gesti più consueti, meno evidenti della nostra vita.
Eppure, visti fare da loro, sono gesti che strappano un sorriso.
Così è Giulio.
Misurato nelle conversazioni, gran lavoratore, pronto a coinvolgersi nello scherzo,
assorto nell’ascolto.
Attento ad osservare tutto e tutti.
Lo abbiamo scoperto piano piano, capace di chinarsi, con naturalezza,
sui bisogni di ciascuno degli altri artisti.
Senza farsi notare, aiuta chi è in difficoltà, dà un consiglio mirato a chi tentenna nel lavoro,
accenna una battuta, si offre in gesti gratuiti di servizio.
È un punto di riferimento per gli altri che si rivolgono a lui,
certi di trovarlo ben disposto nei loro confronti.
I suoi tempi di assoluto silenzio pian piano si restringono
e lasciano spazio alla fatica di provarsi nel racconto dei suoi pensieri,
di quel mondo di sentimenti che a volte lo sovrasta,
alla decisione di tentare quello che non ha mai pensato di poter fare.

Gli abitini di Alessandra M

Alessandra M

Sottilissimo l’ago, sottilissimo il filo
con cui cuce gli abiti delle bamboline Frida,
quelli delle Zinzule
e il leggerissimo tulle che veste le ballerine.
Quasi impalpabile il tocco con cui
si dedica alle confezioni.
E lei,
Alessandra,
con la sua voce sottile,
la sua ironia sagace,
il sorriso appena abbozzato sulle labbra,
gli occhietti vispi e spesso commossi,
la presenza silenziosa,
la sua attenzione servizievole a tutti,
le lacrime calde che scivolano silenziose
 alla minima emozione
è quella delicatissima presenza
che resta tale anche quando
un pensiero la rapisce
o una voce la disturba e la porta altrove…
Alessandra - giorno dopo giorno -
ha imparato a guardare fuori di sé,
e ha ridato pian piano spazio
al suo desiderio di compagnia, di novità,
di leggerezza, di bellezza,
alle voci degli altri, a tante esperienze nuove.
Oggi, lei, in mezzo agli altri,
è una sorpresa
che distende il cuore
e accende la speranza
che la gioia possa sfiorare davvero tutti.

                                      Maria Teresa Pati

Gabriele

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C’è chi sorride con gli occhi, chi con la bocca.
C’è chi arriccia il naso, quando sorride.
Gabriele sorride con tutto il suo volto
in modo sonoro, squillante,
e il suo sorriso,
- quando lo intercetti e lui ti guarda con i suoi occhioni dolci -

ti entra dentro e lì rimane per sempre. 

Lui dipinge, 
prepara le porzioni di resina per le statuette,
rilega quaderni con ago e filo. 
Con Giulio, il suo collega,
prepara il necessario per la pausa caffè.
Sembra fare tutto con naturalezza:
non si riesce a scovare in lui un segno di insofferenza, o di noia, 
né di invidia per quello che fanno gli altri.

In Laboratorio, lui è la pura gioia di vivere e di stare con gli altri. 
E questa gioia lo ha sostenuto nel colmare la distanza 
da casa sua ai luoghi in cui incontrarli, gli altri,
gli ha dato il coraggio necessario 
per imparare ad utilizzare da solo i mezzi pubblici, 
lo slancio 
per aprire la cerchia dei suoi affetti a chi non è parte di quella parentale,
per affacciarsi con stupore ad un mondo del tutto nuovo,
un mondo fatto di città europee da visitare e di vita quotidiana condivisa, 
di arte da ammirare e di riflessione che gli consegna parole nuove 
per dire la sua vita e ciò che lo circonda. 

Gabriele è, fra noi, un segno visibile che la Vita è Bella
e che questa bellezza si dilata per chi incontra gli altri
e li ospita nella propria vita, allargandola.
 

Maria Teresa Pati

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