Fotovolontario

Fotovolontario - Gianna

Gianna

Quando arriva il momento di tratteggiare il profilo di Gianna, Fabrizio non c’è. Proprio lui, che sgrana i suoi “Giannamia, Giannamia, Giannamia” quando qualcosa lo confonde o lo turba, e cerca riparo in lei, in Giannamia. Allora bisogna mandargli un messaggio, chiedergli un contributo per questo ritratto collettivo. Passano due giorni, prima che il seme della mia domanda possa germinare nei suoi pensieri. E arriva la risposta, che scivola via senza segni di interpunzione, fino al suo apice. “E dificile fa la strana quando tratta male gli altri con consigli e i rimproveri e troppa seria amica e collega è professoressa di scuola da maestra testarda”. Però…

“Pero e sempre dolce bellissima donna gentile romantica lunatica”

Chi l’ha detto che quando si ama non si vedono i difetti? Tutt’altro. Da noi i difetti non danno scandalo, non fanno vergognare, anzi, fanno parte della bellezza di chi hai di fronte. È difficile, è spigolosa e a volte non trattiene la sua indole di insegnante, ma è sempre lei, la “dolce bellissima donna gentile romantica lunatica. Giannamia”.

“La vedevo come una persona severa, poi ho visto che mi vuole aiutare. Una persona buona, anche se dura”. Anche per Valentina serve un po’ di tempo perché la risposta maturi.

Ma anche questo tempo, con il silenzio e l’attesa che lo percorrono, in qualche modo fa parte del ritratto, gli aggiunge una dimensione, gli dà profondità, perché racconta del tempo che ci serve, il tempo necessario per tirar fuori una risposta, per modellare le asperità di ognuno e per tirar fuori tratti inattesi, sorprendenti a volte, sempre più umani. Federica lo dice così: “Allora, prima di tutto è insegnante. È seria. Ma a Divergo fa cannucce. E poi vuole uscire con me, Valentina e Dora. Una volta siamo pure andate insieme a comprare degli orecchini”.

Ma se chiedi a Gabriele, beh, a lui basta una parola: “Buona”.

Vito Paradiso

Fotovolontario - Nicola

nicola

È lungo questo mese! Nel codice di Div.ergo questa espressione ha poco a che fare col calendario. Per chi se la sente dire, significa una cosa ben precisa: è proprio il caso di fermarti qui, ti abbiamo sopportato abbastanza. A volte è necessario porre un limite ad un discorso, ad una paturnia, ad un capriccio: poterlo fare con leggerezza e ironia è di grande aiuto. Nicola, l’autore della frase, è uno dei maestri dell’ironia a Div.ergo, e raccoglie molti discepoli. Laura per le sue tendenze da maestrina, Serena per la sua – diciamo così – poco spiccata inclinazione alla concentrazione, Valentina per le vere e proprie guerre che scatena dentro e fuori di sé. Per tutti ha una battuta, un’espressione magari attinta dalla sua cultura contadina, una frase in codice. A Div.ergo tutti apprezziamo questo dono che ci aiuta a guardare con delicatezza qualche nostra debolezza, e a farcene carico insieme. È anche per questo che sia Federica sia Fabrizio dicono di lui: è tenero. Laura, che pure è uno dei suoi bersagli preferiti, si spinge oltre e ricorda come abbia saputo farsi vicino a lei quando è morto Lillo, il suo cane. Fabrizio, per il quale anche i fatti apparentemente accidentali hanno un valore, sottolinea: siamo vicini di casa. Perciò, ecco Nicola, il vicino. Ma Nicola è anche quello che si nasconde. A Laura non sono sfuggiti i suoi silenzi, mentre Fabrizio è più diretto, pur mirando, come suo solito, ai particolari: è bugiardo imbroglione testardo abusivo (non fatevi impressionare, lui non è per le sfumature). Semplicemente, non gli va giù che Nicola con lui bari sulla propria età, anche solo per scherzo, spacciandosi di volta in volta per ventenne o trentenne. Nel suo consueto linguaggio, sottolinea che (h)a difetti che deve imparare queste regole di non nascondere età sua […];;;;; Nicola (h)a 40 anni e mi piace di stare con lui da 40 enne. Come spesso accade, i doni fatti tornano indietro, e con quella tenerezza spigolosa che è tutta sua, ora tocca a Fabrizio farsi carico del suo vicino e aiutarlo a non nascondere una debolezza, fosse pure il tempo che non fa sconti.

Vito Paradiso

Fotovolontario - Grazia

grazia

Francesca prende la parola per prima. Non aggiungerà altro in tutta l’intervista, ma ne fornisce in partenza le coordinate. Bene.

Eccola, quell’unica parola che tanto spesso rivolge agli altri, amici e colleghi. Ma per Grazia vuole fare un’eccezione: questa volta la usa per esprimere il bene che riceve da lei, prima dell’affetto che nutre nei suoi confronti. Mi vuole bene. Ci tiene che la sua parola sia correttamente interpretata.

Da qui parte la nostra conversazione su Grazia. E se temete che il suo profilo si trasformi in una serie di parole al miele, caldi abbracci e tenere effusioni, vi basterà andare a capo per fugare il vostro timore.

È del Leone. Anche il segno zodiacale torna utile a Valentina, che cerca, più che una spiegazione negli influssi astrali, un’immagine che raffiguri efficacemente Grazia, e renda ragione dei ruggiti con cui – opinione unanime degli artisti – sa richiamare ognuno al proprio compito. Sembra una sgridata, continua. Lei è il capo (Aurora la chiama così) ci deve dare lavoro, fare stare calmi. Con quel tono di voce alto (Valentina non resiste agli eufemismi), così come con quella calma con cui ci dà le possibilità ma cerca sempre a restringere (Pierluigi non smette di lavorare la resina mentre sgrana le sue parole nodose), Grazia pone un confine a chi vorrebbe divagare, ma fa anche da argine alle mareggiate che così spesso agitano dentro e fuori i nostri artisti. La sua fermezza protegge l’Officina, perché sia un luogo capace di rigenerare ognuno, nell’incontro e nel lavoro condiviso, lasciando fuori dalla porta i problemi e le tensioni che di tanto in tanto sorgono a casa o con gli amici. E di questo gli artisti, messi alle strette loro malgrado, sono grati a Grazia. Anche Fabrizio, che pure si trova a parlare della sua Gra-gra nel momento meno indicato. Proprio stamattina si è guadagnato una lavata di testa, e ora cerca l’occasione per rifarsi con gli interessi. Difetti grossi, esagerati. Non deve più parlare. Mi provoca. Deve stare attenta con le sue azioni ed emozioni che deve portare. E proprio quando sembra che stia per scoppiare in una reprimenda, chiude così: Ma è sempre mia sorella.

Strano: dall’altra parte, in Laboratorio, la stessa cosa dice di lei Laura. Ormai, oltre a essere un’amica, è diventata come una sorella. Dolce, simpatica, premurosa. Severa.

Grazia è questo, nelle parole dei nostri artisti: ormai e sempre una sorella. I legami fraterni che nascono tra noi sono frutto di una storia, ma hanno la stessa irreversibilità di quelli originari, nati dal sangue. E hanno una particolarità: anziché languire per i difetti degli uni e degli altri, ne fanno dei veri e propri punti di forza. Può capitare, allora, di sentirsi amati per una sgridata. Una vera e propria opera d’Arte e d’Officina.

Vito Paradiso

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