Fotovolontario - Grazia

grazia

Francesca prende la parola per prima. Non aggiungerà altro in tutta l’intervista, ma ne fornisce in partenza le coordinate. Bene.

Eccola, quell’unica parola che tanto spesso rivolge agli altri, amici e colleghi. Ma per Grazia vuole fare un’eccezione: questa volta la usa per esprimere il bene che riceve da lei, prima dell’affetto che nutre nei suoi confronti. Mi vuole bene. Ci tiene che la sua parola sia correttamente interpretata.

Da qui parte la nostra conversazione su Grazia. E se temete che il suo profilo si trasformi in una serie di parole al miele, caldi abbracci e tenere effusioni, vi basterà andare a capo per fugare il vostro timore.

È del Leone. Anche il segno zodiacale torna utile a Valentina, che cerca, più che una spiegazione negli influssi astrali, un’immagine che raffiguri efficacemente Grazia, e renda ragione dei ruggiti con cui – opinione unanime degli artisti – sa richiamare ognuno al proprio compito. Sembra una sgridata, continua. Lei è il capo (Aurora la chiama così) ci deve dare lavoro, fare stare calmi. Con quel tono di voce alto (Valentina non resiste agli eufemismi), così come con quella calma con cui ci dà le possibilità ma cerca sempre a restringere (Pierluigi non smette di lavorare la resina mentre sgrana le sue parole nodose), Grazia pone un confine a chi vorrebbe divagare, ma fa anche da argine alle mareggiate che così spesso agitano dentro e fuori i nostri artisti. La sua fermezza protegge l’Officina, perché sia un luogo capace di rigenerare ognuno, nell’incontro e nel lavoro condiviso, lasciando fuori dalla porta i problemi e le tensioni che di tanto in tanto sorgono a casa o con gli amici. E di questo gli artisti, messi alle strette loro malgrado, sono grati a Grazia. Anche Fabrizio, che pure si trova a parlare della sua Gra-gra nel momento meno indicato. Proprio stamattina si è guadagnato una lavata di testa, e ora cerca l’occasione per rifarsi con gli interessi. Difetti grossi, esagerati. Non deve più parlare. Mi provoca. Deve stare attenta con le sue azioni ed emozioni che deve portare. E proprio quando sembra che stia per scoppiare in una reprimenda, chiude così: Ma è sempre mia sorella.

Strano: dall’altra parte, in Laboratorio, la stessa cosa dice di lei Laura. Ormai, oltre a essere un’amica, è diventata come una sorella. Dolce, simpatica, premurosa. Severa.

Grazia è questo, nelle parole dei nostri artisti: ormai e sempre una sorella. I legami fraterni che nascono tra noi sono frutto di una storia, ma hanno la stessa irreversibilità di quelli originari, nati dal sangue. E hanno una particolarità: anziché languire per i difetti degli uni e degli altri, ne fanno dei veri e propri punti di forza. Può capitare, allora, di sentirsi amati per una sgridata. Una vera e propria opera d’Arte e d’Officina.

Vito Paradiso

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