Ordine del giorno

Facce spente, voce bassa, “mal di pancia”: non sono i sintomi dei primi malanni di stagione, ma gli effetti di una fase di mormorazioni all’interno di Div.ergo. E così: anche da noi, dove predominano il colore e una parola calda e fluida, capitano periodi di grigiore e opposizione.
Quando abbiamo iniziato a parlare di divisione dei compiti nel Laboratorio per facilitare il lavoro di tutti e rendere l’ambiente più ordinato, la generosità abituale dei nostri artisti è arretrata per far spazio alla pretesa equità delle mansioni: e qualcuno ha iniziato a conteggiare la gravosità e la frequenza del proprio compito, a commisurarlo con quello altrui. “Fare parti uguali tra diversi”: in qualche modo la negazione di quanto ispira il nostro progetto, l’intreccio delle diverse abilità di ciascuno per un sogno comune.
Il clima si è appesantito per qualche giorno. Brontolii, cose fatte controvoglia, qualche parola detta nell’orecchio del vicino, il tentativo di trovare alleati per far valere le proprie posizioni. Mediare, chiedere, chiarire non è servito a molto: chi non voleva mettere a disposizione le proprie capacità per gli altri non voleva sentire ragioni.
Così abbiamo cambiato passo ed è arrivato il tempo dell’assemblea: lettera di convocazione, oggetto, ordine del giorno. Data, venerdì 23 settembre 18.00. Termini di un linguaggio formale a cui molti sono avvezzi ma che a Div.ergo sembrano dissonanti.
L’assemblea, un tempo in cui parlare apertamente, esporre i propri dubbi, spiegare nuovamente il senso. L’opera di dialogo, di confronto, di chiarificazione ha sospeso l’attività di lavoro per oltre un’ora. Un tempo necessario a fare quel passaggio interiore dal contemplare la propria parte al sentirsi parte, dal tentare di bilanciare le fatiche allo sbilanciarsi, protesi verso gli altri.
Gianluca Marasco