Il Club dei lettori
Del nostro gusto per le storie e per la lettura abbiamo raccontato in passato sulle colonne di Ergo, aprendo una finestra sul nostro immaginario comune, popolato di personaggi, vicende, parole.
Ma negli ultimi tempi, il nostro circolo di lettori/ascoltatori ha fatto un importante passo avanti. Non paghi di sentire belle storie, abbiamo cominciato ad arrampicarci sulle erte ardite del testo.
Conoscere la storia narrata nel Trovatore di Giuseppe Verdi è un conto. Cimentarsi con la lettura del libretto è un’altra storia – è il caso di dirlo – in cui ci siamo lanciati, e che ci ha condotti a misurarci con il testo in versi, per di più in un affascinante italiano arcaico. Parole, costrutti, stili pronti a schiuderci i loro significati, a patto di avere la pazienza di armeggiarvi attorno fino a sentire il clic della serratura.
Ora è il turno di un romanzo giallo. Tutt’altro genere letterario, un colore sorprendentemente assente dalla copertina e nuove regole, nuovi codici da scoprire. Come fa uno scrittore a tenerci sul filo fino all’ultima pagina? E quella parola che sembra buttata lì, ma che ci ha fatto scattare il sospetto, forse l’ha scelta di proposito!
Così, una pagina dopo l’altra, accanto al nostro immaginario, abbiamo cominciato a costruire una vera e propria cultura letteraria. Possibile? A Div.ergo? Forse neanche noi, fino a ieri, sospettavamo di poterci spingere fin qui. Ma evidentemente l’espansione dei confini dell’umano può essere sorprendente, quando è condivisa.
Vediamo come va a finire, allora. Secondo noi l’assassino è il maggiordomo.
Adriana Pati e Vito Paradiso