Da cosa nasce cosa

Munari

“Da cosa nasce cosa”: lo diceva spesso il nostro amico Bruno (Munari), che è rimasto impresso nei discorsi e nei pensieri degli artisti del Laboratorio per la sua bravura nelle arti nobili e soprattutto per il pizzico di ironia con cui ha sempre condito il suo mestiere e per alcuni tratti del suo carattere, in cui ci siamo riconosciuti.

Lo sa bene Federica, che alla domanda “Cosa ricordi di Munari?” ci lancia uno sguardo furbo e risponde: Che era una faccia di bronzo, perché otteneva tutto quello che voleva fare lui!

E quando le chiediamo di ricordare un episodio che lo riveli, subito ci racconta: Voleva a tutti i costi andare con il gruppo di artisti (i futuristi – ndr) a cui piaceva il movimento. Per esempio, suonava alla porta di Marinetti per far parte del suo gruppo di artisti. Ha insistito e alla fine Marinetti ha detto: Basta! Vieni, e lo ha fatto entrare.

L’incontro con Munari è stato l’incontro con un artista poliedrico, per questo è piaciuto a tutti.

“Che cosa ha fatto Bruno Munari?”

Laura: Ha fatto le lampade, gli orologi strani, i quadri realizzati con le stampanti… ha fatto diverse cose; le forchette parlanti: sono originali e particolari, strampalate.

“Cosa hanno di particolare?”

Le piegava come se fossero le dita di una mano.

“Raccontateci un po’ del vostro amico Bruno Munari”.

Giulio: Mi è piaciuto il fatto che insegnava come disegnare le cose, ad esempio il sole e l’albero. Alessandra: È nato a Milano, ma poi va a vivere nel Polesine. A me piaciuto molto che scrive libri, in particolare quello dei “segni /gesti” e poi che ci ha aiutato a trovare il nostro nome d’arte.

 “Ci dici il tuo?”

Il mio è AlCol, che è l’inizio di Alessandra e l’inizio del mio cognome Colitta; come il suo amico Riccardo che si faceva chiamare RiCas.

“Avete letto il Supplemento alla Lingua italiana: vi è piaciuto questo libro sui gesti?

Laura: È stato molto interessante perché noi italiani abbiamo diverse abitudini, tra cui quella di gesticolare. E lui ha fatto l’enciclopedia dei gesti.

“Ma qual è l’opera che vi è piaciuta di più?”

Federica: L’albero.

Gabriele: La lampada fatta con la calza di nylon.

Valentina: Il mare (i quadretti realizzati con gli oggetti levigati dal mare e recuperati sulla spiaggia - ndr).

Giulio: I quadri realizzati con le stampanti.

“Se doveste raccontare a un visitatore la cosa più interessante di Bruno Munari di cosa gli parlereste?”

Andrea: Dei laboratori per i bambini per aiutarli a sviluppare la fantasia.

Giulio: Era geniale! Perché nessuno sospettava che potesse fare tantissime cose.

“Come mai Bruno proponeva tanti laboratori ai bambini e ai partecipanti alle sue mostre?”

Andrea: Faceva fare tanti laboratori e costruiva oggetti inutili per imparare a ragionare e a usare la fantasia.

È proprio questo che ci è rimasto di più di Bruno Munari, la possibilità di fare “ginnastica mentale”, di usare la fantasia per guardare oggetti, realtà e persone da diversi punti di vista.

Dora Galasso e Nicola Cagnazzi

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