"sposare" Div.ergo

Sposarsi è un atto pubblico, che si celebra di fronte ad altre persone amiche e vicine e le coinvolge. Sposarsi è l’impegno a sostenere l’altro, anche a manifestare la sua bellezza, a farla crescere. Claudio l’ha promesso a Demi e Demi l’ha promesso a Claudio, pochi mesi fa. Hanno pensato anche che il matrimonio non è una festa privata, la gioia di due sole persone, ma una scelta la cui bellezza è talmente sovrabbondante da raggiungere altri.
Così quel giorno hanno deciso di “sposare” pubblicamente la causa di Div.ergo, trovando un modo alquanto originale: chiedere agli invitati al loro matrimonio di devolvere al nostro progetto quanto, liberamente, avrebbero speso per i regali di nozze. E così è stato.
Cosa vi è rimasto dell’incontro ravvicinato con Div.ergo?
- Tanta umanità, tanta positività, la voglia di mettere la creatività e la passione a disposizione degli altri. Noi pensavamo di poter fare un gesto di solidarietà per le nostre nozze, incontrare gli artisti ci ha convinti ancora di più.
Ci ha colpito come si possano creare opere artistiche, attraenti e scoprire chi e come le fa.
Abbiamo realizzato anche le nostre partecipazioni a partire dai disegni che Francesca, una delle vostre Artiste, ha fatto di me e Demi: è stato straordinario vederci rappresentati con i suoi occhi.
La vostra è stata una modalità originale per sostenere il progetto: siete contenti della scelta fatta? Cosa ha significato per voi e per i vostri invitati?
- È la cosa di cui siamo più contenti. Mi ha emozionato moltissimo la presenza degli artisti di Div.ergo al nostro matrimonio, perché non ce l’aspettavamo. Eravamo e siamo molto soddisfatti, sia io che Demi. Rifaremmo cento volte quello che abbiamo deciso.
Mi ha colpito molto anche il fatto che quanto avevamo pensato sia stato riconosciuto da tutti gli invitati alle nozze come una scelta bella, significativa; anche loro si sono sentiti coinvolti da questo gesto e hanno condiviso le nostre motivazioni. La piacevolezza e la gioia del nostro giorno speciale si sono “allargate” per raggiungere e diventare davvero collettive.
Abbiamo pensato che fosse non solo una cosa buona, ma anche giusta: nel lavoro entrambi cerchiamo di offrire il nostro meglio ad altri, essere costruttivi. Ma questa nostra scelta è aprire una strada nuova. Ci auguriamo possa rappresentare un germe di solidarietà anche per altri.