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I mobiles

mobiles

“Come si possono mescolare i colori e le forme, così si può comporre il movimento”. Così Alexander Calder provava a raccontare i suoi mobiles a coloro che si fermavano a contemplare quelle sculture fatte di lamine di metallo, dipinte con colori vivaci e sospese a fili di ferro, pronte a oscillare liberamente e assumere di volta in volta una forma diversa. 

Queste “piccole feste private”, come le ha felicemente definite Sartre, oscillano, girano su se stesse, danzano: i mobiles sono liberi, naturali, imprevedibili.

Li trovate anche nel nostro Laboratorio, sospesi tra mug, magneti e collane, e sono il regalo che ci ha lasciato l’incontro con quell’estroso artista, che a cavallo dell’Atlantico, tra l’America e Parigi, tracciò il suo imprevedibile percorso, mettendo su minuscoli spettacoli circensi e imbarcandosi in imprese impossibili ai più, come quella di liberare la linea dalla piattezza del foglio di carta.

Volteggiano su di noi e ci assomigliano, dicono qualcosa del nostro Laboratorio, perché anche per noi la costante ricerca della bellezza, che si manifesta nelle forme e nei colori, non può separarsi dal movimento, dal continuo dinamismo con cui quelle forme e quei colori si compongono in posizioni e stabiliscono relazioni sempre nuove.

Costruire un mobile è costruire un gioco di relazioni, appunto: sottili ma resistenti fili e piccole maglie che tengono insieme gli elementi ma li lasciano liberi di ruotare, disegnare le loro traiettorie e lasciare scie invisibili che si intrecciano. Questa piccola festa vive di relazioni a volte insospettabili, in cui anche il più piccolo degli elementi può spostare gli equilibri di tutti e muoverli in posizioni inedite.

In fondo è questa la piccola festa che ogni giorno mettiamo su a Div.ergo.

Rose di Santa Croce

rosa santa croce

Cosa hanno in comune un materiale malleabile e docile come la pasta modellabile che assume mille forme nel nostro Laboratorio e quella pietra così friabile da cui sono affiorate le meraviglie del barocco leccese? Il primo cede sotto la pressione delle dita, si adatta ad ogni stampo, mentre la seconda si sbriciola in una fine polverina al primo urto.

Fimo e pietra leccese sembrano agli antipodi, ma noi che amiamo comporre le differenze, li abbiamo fatti incontrare nei nostri nuovi magneti, le Rose di Santa Croce: belle, leggere, armoniose, calde nel colore, sembrano cadute giù dal meraviglioso rosone seicentesco della chiesa più bella di Lecce, come fiori che svolazzano qua e là sospinti dal vento primaverile e planano su chi è venuto ad ammirare le bellezze della nostra città.

Nate dalle mani antiche di chi ha saputo dare forma alla fragilità della pietra, rinascono nelle mani dei nostri artisti, abili nel governare la docilità del fimo.

A Div.ergo il paradosso della fragilità che si trasforma in docilità e diventa elemento portante, lo conosciamo bene. Anche tra noi un colpo maldestro sembrerebbe capace di sciupare tutto. Ma nello stesso tempo, accettando giorno per giorno di lasciarsi lavorare, nelle relazioni e nella collaborazione, ognuno acquista una forma sempre più bella.

Le Rose di Santa Croce vanno ad arricchire la vasta gamma di magneti presenti nel nostro laboratorio, e sono nate non senza fatica: Giulio, Laura, Valentina si sono dovuti armare di pazienza per miscelare le paste modellabili per trovare la stessa tonalità calda della pietra leccese, perdendo qualche pezzo qua è là proprio come la pietra farebbe - per la gioia di chi lo deve staccare da terra.

Ecco le nostre rose, sono quell’oggetto che a Div.ergo parla della nostra città e del tentativo quotidiano di dare dignità alla fragilità che, grazie alla presenza degli altri, può generare bellezze inedite.

Dora Galasso

Le "pupette"

pupette

Di bambole a Div.ergo già ce ne sono, ormai le “Zinzule” sono un pezzo forte della nostra produzione, apprezzate in tutto il mondo per l’originalità e il riuso degli stracci da cucina.

Ma a Div.ergo non ci si ferma mai alla prima idea! Uno stesso oggetto può essere rivisitato per dare vita a nuove opere, a nuove collaborazioni e a nuove amicizie.

Le “Pupette” nascono così!

Sono belle, paffute e ricordano un po’ quelle di porcellana e merletti che le nonne adagiavano al centro del letto, cariche di un fascino che è di altri tempi.

Le “Pupette” invece hanno un altro fascino, quello della bellezza dell’incontro della diversità. Diversi i materiali: pasta modellabile e tessuto, diverse le lavorazioni: scultura e cucito, diverse le artiste: Federica e Alessandra.

Le mani energiche di Federica rendono i loro visi perfettamente lisci e rosei, e lei, che non si accontenta mai di quello che già sa fare, ha voluto imparare una nuova tecnica per realizzare i ricci dei loro capelli e… come si dice? Ogni riccio un capriccio! Quelli di Federica? Nooo! Ormai ha deciso di passare alle “Pupette” il titolo di capricciose e così qualcuna la vedrete sgambettare e saltellare.

A rendere le “Pupette” anche tanto delicate è Alessandra, abilissima nell’arte del cucito e soprattutto in quella della pazienza, perché si sa, se sbagli con l’ago e il filo, bisogna scucire  e ricominciare senza scoraggiarsi.

Vederle lavorare insieme ogni giorno è una sorpresa! Una estroversa e l’altra introversa, una impaziente e l’altra paziente, una chiacchierona e l’altra di poche parole. Ecco perché, se passate da Div.ergo, di opere d’arte ne vedrete tante: la loro amicizia e le loro “Pupette”!

Grazia Orfino

Laboratorio - Lecce

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