Fotovolontario

Fotovolontario - Maty

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Dovrebbe imparare a farsi piacere il rosa.

Capita a tanti di noi di arrestarci di fronte ad un boccone troppo amaro da buttar giù. Fabrizio lo sa, e sa che in quelle situazioni abbiamo bisogno di qualcuno accanto che, con fermezza e delicatezza, ci aiuti a non bloccarci troppo a lungo. E ha deciso che sarà lui ad assumersi questo compito con Maty e con la sua idiosincrasia per il colore rosa, senza avvertire più di tanto il timore reverenziale nei confronti di colei che è, anzitutto, una bellissima Presidente. In fondo, è il modo in cui può restituirle quella stessa cura ferma e delicata che da lei riceve. Una piccola debolezza messa nelle sue mani, per una volta. Ora tocca a lui occuparsi dei blocchi di un altro. È così che cresce l’umanità di ognuno in questo mondo capovolto che è Divergo, i cui semi impercettibili cadono spesso proprio dalle mani di Maty. È ancora sul colore rosa, o meglio su quella tonalità che abbiamo battezzato senza mezzi termini “rosa porcello”, che Federica ha costruito la sua strategia del dispetto, che consiste nel presentarsi periodicamente con qualche accessorio proprio di quel colore, con lo scopo precipuo di provocare la reazione e testare la soglia di sopportazione di Maty. E lì, in quelle schermaglie che puntualmente mettono in campo, le vedi al lavoro a costruire il comune linguaggio del dispetto e del capriccio che, diciamolo, sanno parlare tutte e due. Eversive entrambe, entrambe con un forte spirito dialettico, hanno trovato l’una nell’altra chi sa accogliere e contenere con leggerezza tanta effervescenza. Federica la descrive così: dolce, simpatica, scherzosa, allegra e puntigliosa. E conclude: per me è come una sorella.

Laura, dal canto suo, con un profondo senso dell’autorità al limite della venerazione, ha trovato altro nel rapporto con Maty: per me è una mamma, afferma. E corre con la memoria ad un episodio antico, ad un duro rimprovero ricevuto: non lo dimenticherò mai. Mi ha fatto cambiare.

Se chiedi a Giulio, Maty ti dà dei consigli. Ti aiuta nelle difficoltà. E Pierluigi: è attenta a tutti. E ci tiene a quello che si fa. Gli fa quasi eco Giuliano che, come suo solito, si è impegnato in un corpo a corpo con le parole, e tira fuori uno dei suoi felicissimi ossimori:

è disponibile e rigida.

Ma come, Giuliano? Ovvio che sia così, invece, perché – come spiega lui stesso – sa trovare quello che fa al caso di ognuno, ma allo stesso tempo ci tiene molto che si lavori con precisione. Giuliano ricorda anche nel dettaglio ogni passaggio della “sua storia”. Perché di tanto in tanto, Maty fa condensare un mucchietto di parole, e nasce una storia: storia di un prodotto, storia dell’artista che lo realizza. Scrive di ognuno di noi, osserva Laura. In queste storie c’è la vita insieme e il percorso di ciascuno che, crescendo e cambiando, pian piano fiorisce. Quando nasce una nuova storia è un po’ festa per tutti, ma chi la riceve l’accoglie come un dono prezioso, un’occasione, ancora, per tuffarsi in quello sguardo da cui è stato raggiunto e si è sentito amato.

Vito Paradiso

Fotovolontario - Paolo

paolo

Pensavamo di aver sentito di tutto: fratello, fratello maggiore, sorella, perfino fratello gemello, mamma. Un’ampia e assortita gamma di rapporti di parentela, per descrivere il carattere e le sfumature dei rapporti che nascono e maturano tra noi. Pensavamo di aver sentito di tutto, e ci siamo ricreduti: perché ora in Officina abbiamo anche un nonno.

Nonno Paolo, per la precisione. Non suona neanche male l’appellativo, e ben si adatta alla candida chioma che da lungo tempo adorna l’interessato. Ma non è sulla scorta della canizie che Aurora ha tirato fuori questo accostamento che sarebbe stato, così, un po’ scontato e banale. A domanda, lei risponde: (che ridi?) è più grande di me e gli porto rispetto

Benvenuti a Div.ergo, uno degli ultimi baluardi del rapporto sano tra generazioni.

Se vi siete fatti l’idea di un vegliardo austero e benedicente, però, cancellatela subito. Pierluigi ha un’opinione ben diversa sul nostro, e sfiora la messa in scena per spiegarsi: fai finta che io sono lui. Se questa cosa ce l’ho qua, lui prende e la mette lì. Insomma, Paolo è dispettoso. Federica ribadisce: mi toglie le cose di mano, e mi alza gli occhiali. È antipatico, allora? Macché. Lo fa in modo scherzoso, spiega ancora Pierluigi, vuole attirare l’attenzione nostra un po’ su di lui, e un po’ per farci lavorare a sbalzi. Insomma, piccoli diversivi per alleggerire la tensione del lavoro e guardarsi un attimo in faccia, prima di riprendere. Ci dà corda. Oltre che corda di scherzo, anche di affetto.

Se ora state pensando a un clown che sfarfalla inconcludente per l’Officina, siete di nuovo fuori strada. Ve lo spiega ancora Aurora, che è una delle sue collaboratrici e discepole più assidue: è un buon maestro di k’luck (i nostri portachiavi, loro sì sono dei clown). Mi fa fare quello che c’è. Qualsiasi cosa. Riesce a farmi fare qualcosa. E mi tira su il morale.

Ma soprattutto, è (da leggere d’un fiato, perché d’un fiato è stato detto)

aperto,

cuore grande,

è sincero,

sa quello che ha da dire,

non ha paura dei suoi sentimenti,

è una persona molto importante,

e generosa.

Nonno Paolo.

Vitpo Paradiso

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