Incontri nella storia

Gli Impressionisti a Div.ergo - Le pennellate dei nostri artisti per raccontarne il fascino

impressionisti

È lì che ci aspetta. È al Musée d'Orsay, a Parigi. “E noi ci andremo a settembre!” anticipa Federica, neanche a cominciare l’intervista.

Cercheremo anche L’Atelier di Jean-Frédéric Bazille, l’ultima opera conosciuta all’interno del percorso sugli Impressionisti, assieme a tutti gli altri capolavori che da gennaio ad oggi hanno appassionato e illuminato gli occhi dei nostri di Div.ergo.

Nel quadro di Bazille i personaggi raffigurati, Monet, Manet, Zola, Maître formano un gruppo affiatato di artisti. Tra loro parlano, si confrontano, creano, si ritrovano, sono esperti ciascuno di materie e tecniche diverse, ma non per questo si contrastano a vicenda, anzi… l’essere nello stesso ambiente stimola, avere la stessa idea di arte intessuta di relazioni arricchisce ciascuno. Proprio come noi!

E poi, come è accaduto a Div.ergo, anche per gli Impressionisti c’è stato qualcuno – Paul Durand-Ruel – che ha creduto in loro.

Troppi paralleli per non indagare ulteriormente quale legame si è creato, ognuno svela il suo.

Per alcuni è di tipo biografico, come Aurora: “È bella la storia di Berthe Morisot, che, quando muore, affida la figlia e i suoi quadri all’amico poeta francese (Mallarmé), è un po’ come la storia della mia mamma. Gli ha dato quanto era di più prezioso!”.

Lucy e Arianna elencano varie opere senza riuscire a fare una classifica: “La mamma con la bambina per la tenerezza”, “La passeggiata con la mamma e il bambino”, “A me il quadro in cui c’erano tanti… (improvvisa illuminazione) La colazione dei canottieri, stavano come ad una festa!” conclude Lucy.

Federica si ricorda i dettagli: “Mi ricordo la trapezista nel quadro della barista (Il bar delle Folies-Bergère), non si vede! Devi stare attenta attenta.

Le tecniche poi.

Andrea: “Dipingevano con i colori, con la luce. Difficile da fare! Ho visto i quadri della chiesa ad ogni ora del giorno” (La cattedrale di Rouen).

Giulio: “A me è piaciuto il quadro di Bazille, perché c’è amicizia. Poi quando Dora e Gianna ci hanno chiesto di fare foto dello stesso posto in diverse ore del giorno… Con la luce si possono fare tante cose”. Pierluigi aggiunge: “Sì, che io stamattina alle 5 mi sono alzato ho visto la luce e mi ha ispirato a scrivere”.

Giuliano: “Degli impressionisti è bello il fatto che riuscissero a disegnare senza fare i contorni e a farle bene le cose. Io non ci riesco”.

Settembre. Parigi. Loro ci aspettano. Sarà un appuntamento atteso tra amici artisti.

Gianluca Marasco

Con buona pace di S. Oronzo

Con buona pace di S. Oronzo, abbiamo grandiosi progetti per il centro della città. Ma andiamo con ordine…
Si sa, Div.ergo è frequentatissimo dagli artisti: alcuni vengono di persona, altri li conosciamo attraverso le loro storie e le loro opere. Con qualcuno il feeling che si stabilisce è immediato. 
Gaudì è uno di questi: sarà perché l’artrite lo ha reso un po’ disabile, costringendolo a stare fermo a lungo, ma gli ha anche permesso di fare spazio ad abilità diverse (il disegno, la capacità di osservare); sarà perché ci ha colpito particolarmente il fatto che si sia scelto un maestro da cui imparare (ed è stato bello per noi dirci quali sono i nostri maestri); sarà che noi siamo sensibili a certi particolari e i nostri artisti si sono lasciati toccare dal modo in cui è morto.
Di certo le sue opere hanno suscitato stupore e meraviglia: i mille colori, le forme pittoresche, l’attenzione per i particolari, l’originalità delle creazioni, la capacità di essere imprevedibili. Ognuno dei nostri artisti, a partire dalla sua sensibilità, si è lasciato catturare da un aspetto diverso dell’arte di Gaudì: Tony ha chiesto se poteva rompere qualcuna delle nostre ceramiche per provare a riprodurre i suoi sgargianti mosaici; Pierluigi ha indagato a lungo sui particolari tecnici e sulle soluzioni costruttive delle sue opere; Federica si è dichiarata pronta a partire immediatamente per Barcellona; Laura è rimasta folgorata dall’uccellino finto che si librava nella cucina di casa Vicens grazie ad un ingegnoso sistema di correnti calde. E, come ogni artista che si rispetti, anche noi a Div.ergo siamo sempre pronti a creare. Fra una prova di mosaico e l’altra ci siamo chiesti: “Se potessimo costruire qualcosa come Gaudì, cosa sarebbe?” ed così che è nata “piazza Anawim” che, senza falsa modestia, i nostri hanno proposto di far sorgere al centro della città, soppiantando piazza s. Oronzo. 
L’abbiamo immaginata di forma circolare, disseminata di panchine a forma di esse – ovviamente ognuna con un decoro diverso (i papaveri di Tony, le spirali, i ritratti di Francesca, Mirò…) – dove ci si possa sedere a parlare a gruppetti, con i vicini –, con un grande orologio da un lato e al centro una grande fontana, detta delle tre civette. In posizione di rilievo, il monumento a Div.ergo: un intreccio di mani e un grande sole, perché il buio è triste. 
…Accettiamo benefattori per realizzare quest’opera.

Vito Paradiso e Giovanna Nuccio

Carta, Pennac e calamaio (!?)

È iniziata una nuova stagione a Div.ergo, le novità sono tante… ed un nuovo artista ci fa compagnia in questo mese: non un pittore, non un musicista, ma uno scrittore un po’ speciale: Daniel Pennac. Tanti suoi disegni sparsi per il Laboratorio: la macchina da scrivere, la sua scrivania piena di dizionari, di tutti i tipi e di tutti i generi (erano la sua vera passione, ne faceva un uso grandissimo), la penna stilografica sempre in primo piano, quasi un segno distintivo; le lettere dell’alfabeto che diventano omini simpatici e divertenti che sgambettano allegramente di qua e di là.  Pennac: somaro a scuola, grandissimo somaro a scuola per tutta l’infanzia e per tutta l’adolescenza. Un particolare che colpisce molto i nostri artisti: “Gianna, lo sai che ci ha messo un anno ad imparare la lettera A? Non riusciva proprio ad imparare l’alfabeto”, “Per forza, faceva diventare tutte le lettere omini che camminavano in giro per il foglio, come poteva scrivere?”.

Così, sulle orme di Pennac anche noi abbiamo provato a dar vita alle lettere dell’alfabeto, facendole diventare omini svolazzanti su e giù. Bello! È per questo che, passando da Div.ergo in questi giorni, troverete in giro qualche dizionario. Non vi meravigliate! Siamo noi che imitiamo Pennac e impariamo il significato di nuove parole come “professionale” o “enciclopedia”. Pennac che ci ispira, ma anche Pennac si è fatto ispirare, come racconta ne Il giro del cielo, storia nata dall’incontro (in un museo!) con 12 opere di Mirò, a cui i nostri artisti sono tanto affezionati. Un padre e una figlia giocano insieme a inventare una storia guardando dodici celebri quadri di Mirò. È la creatività che nasce dall’incontro con altra creatività: che bellezza. È proprio quello che cerchiamo di fare in laboratorio anche noi.

“Allora, Mirò e Pennac si sono incontrati davvero?” Tony: “Sì, si incontravano sempre”; Serena: ”No, si sono incontrati una volta sola in ospedale”…!!?? …E non è ancora finita: sono in cantiere altre storie da ascoltare scritte da questo fantasioso artista.

Giovanna Nuccio

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